Il Diario dei Trialoghi Icastici #19 (#384)

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17/07/1924 – ore 18:07 – #19 (#384)

Nonostante le scarse aspettative che possedevo, l’assembea colla Fox Reprise dell’ultima sera ha scorso piacevolmente e con parecchi spunti interessanti su cui mi pongo di lavorare. L’unica nota negativa è questo dolore al cranio che mi trascino dal giorno passato e che m’ha compagnato lungo tutta la mane d’urgenze presso la contea di Augustine. Quest’ultima, tuttavia, è stata particolarmente priva di complicazioni e son riuscito a compilare tutti i tabulati assegnatimi ben prima dell’arrivo del desino ch’ho scioccamente ignorato pe’ dedicarmi a un lungo bagno fresco e una breve sosta coll’occhi serrati. Non ch’abbia giovato al mio dolore col quale ancor scrivo ‘n questo momento ma male non ha fatto. Son dì assurdamente complicati pe’ l’inconscio che didentro par non riuscire a chetarsi e continua a rigirarsi su d’esso nella ricerca d’un qualché che, quissà, non sto per nulla considerando sebbene dovrei. Molte volte durante ‘l corso dell’ore di luce mi trovo a ponderare sull’effettiva ragione del mio scapestrato frenesiare d’un lato l’altro, del frettoloso approccio ai progetti, tutti dissimili tra loro, sin aver pe’ le mani un qualché di concreto, poi, a fine giornata di cui poter cantare ‘l vanto o, perlomeno, godere e lassar ch’il core si resti e abbandoni al sonno. ‘Sì tante notti, oramai, che ‘n dormo come vorrei e com’ero solito fare; ero per giunta ben convinto d’aver trovato una cagione a tutto questo esistere poliedrico e una giustificazione pe’l mio borioso atteggiarmi coll’altro – cosa di cui non posso far a meno d’ammettere – eppure par ch’ì ancor sia sperduto ne’ meandri d’una lunghissima ricerca del mio motivo fondante, di ciò che permette alla molla di scattar innanzi verso le mire che ‘sì imprudentemente ho appostomi a fine dell’anno passato. Chessìa questo lo che debbo fare ora, inniorando bellamente tutto lo che mi son programmato sull’agenda pe’ i prossimi mesi? Ebbene, ch’ha di che essere Arthur? Un mero venditore di prodotti combustibili che, sebbene ben sopra la media, è costretto a limitarsi a tali obbligazioni ‘sì monotone e tediose? Oppure debbo contentarmi di ser parte dell’ennesima associazione letteraria che trova pago nelle piccole quistioni locali, l’ennesimo autore ch’avrebbe potuto calcare i grandi scenari se solo avesse avuto la brama di impuntarsi sulle novelle e i tomi che tengo scritti a metà nella credenza, l’ennesimo finto esperto d’un campo o un altro ove già abbagliano mille altri testoni sapienti che di me han solo di che pulirsi i denti? Ove concentrare ‘l mio deseo di sfoderare tutte l’armi ‘n mio possesso? Ben so di ‘n aver nulla più di tanti de’ volti che scorgo nelle folle ‘n giro pe’ le mie giornate pe’ le calli ma ciò, per chiaro, non suffice. E l’inconscio didentro par ricordarmelo costantemente. Limitare ‘l mio impegno a un solo ambito ed eccellere in esso pare ser costantemente la risposta che solgo darmi in momenti del genere sebbene, a seguito dell’incipire al farlo, mi trovo ad anelare l’altre mie stolide passioni, l’ambizioni e le promesse che quissà feci pe’ ignara infantilità. Per vero, non pote un mero meriggio d’impegno somatizzare l’enorme anelo che porto didentro. Come eccellere, allora, Arthur? Ora che ‘l tempo par sguisciare via delle mani come mai ‘sì frettolosamente ha fatto prima. L’ennesimo rassettamento, quissà. Oppure. Oppure, il primo, vero, completo rassettamento. Partendo dalla testa. Partendo da_Arthur.



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