15/07/1924 – ore 20:06 – #17 (#382)
La poltrona m’ha accolto con esagerato entusiasmo stasera, quissà pe’ rammentarmi ch’oi debbo ser di molto compiaciuto dell’approccio alla giornata, per quanto di fatto avrei voluto risultare più efficace nell’obbligazioni che m’attendevano di torno della mia sosta estiva. Le temperature nella contea di Bolinthos han cominciato a palesarsi più consone al mese corrente e ciò mi dispiace assai, vuolsi pe’ la letargia ch’il torrido sole m’arreca, vuolsi pe’ la conseguente nozione ch’il tempo e i dì scorrono sin che possa_arrestarli d’alcun modo. Stamane ho_ottemperato di poca voglia l’impiego presso l’Activa Corp. di Wedgeville, distante dai luoghi ch’avrei voluto visitare oi e distante inoltre dalla mia solita intraprendenza nelle sbriche de’ tabulati. Verso le prime ore del meriggio mi trovavo già ‘n April Street, tentando di mantenere le promesse fattemi ne’ giorni passati e siglate ‘n agenda sin concedermi scuse d’alcun tipo. L’ultimi dì dedicati al riposo, la settimana che fu, ho trascurato molto questo libello, lassando ch’i mie’ pensieri finissero su pezzetti di carta sin dignità, confinati in pochi periodi, sebbene colla brama ormai assillante di riempire interi tomi di storie e aneddoti. Eppure, ‘sì tante volte, quando mi trovo coll’ore pe’ le mani pe’ far di codeste pagine un qualché di straordinario, calan più cose: le palpebre, prima di tutto, il deseo, l’ispirazione. Il senso, talvolta. Perché mi trovo quivi a cronacare del nulla – poiché sovente nulla è tutto ciò – quando di fatto, per vero, poco basterebbe pe’ lassare che le penne colorino storie nove e di contenuto, un qualché che le masse perfino potrebbero di modo ammirare, consumare e, perché no, dimandarne ancora? Or com’ora non mi vedo ‘n grado di rispondermi come dovrei, quissà tanto fa ‘l vino che ‘sì sin ostacoli ha sceso per la goggia col pasto. In questi giorni mi trovo a vagheggiare spesso su Allison. Non desidero dilungarmi ora poiché reputo ch’il tutto sia dato dalla mia instabile situazione emotiva esacerbata dall’avvenimenti tragici dell’ultima settimana. Tuttavia, non posso non menzionare tale avvenimento. Per chiaro, ben so che le relazioni con ella s’han ite degrandando fino l’irrecuperabile e ‘sì tanto ha fatto ‘l mio voler giustiziare ogni possibile pacificamento ne’ suo’ confronti. Ciononostante, non nego ch’il razionalizzarne l’anelo, scevro dell’istinti animali – prevedibili e ripudiabili – non sia d’aiuto al mio fine ultimo d’accettare ‘l mio segregamento sociale ai fini dell’adempimento delle mie mire a lungo termine. Ch’ella ne faccia parte mai lo presi in considerazione e, col tempo, per certo, mi vedrò obliare codeste rimuginazioni, seppellendole sotto innumerabili strati d’altri novi stimoli e memorie. Drastico, quissà, oppure, col senno dell’ora, sin pieghe assennato. Son caduto in qualche vizio durante l’ultimi dì, più pe’ metodo di vincere la piccicosa malinconia che pe’ un vero e proprio indebolimento delle mie volontà. Ho tentato di rimediare a tali scivoli di forma nel minor tempo possibile ma resta un difetto che non posso far altro che ammettere, accogliere ed estrapolarne d’esso le necessarie lezioni. Vi son molte quistioni ch’intendo non lassare più al caso e allo scorrere sin senso de’ dì ma ne discorrò quando sarà ‘l momento opportuno. Nel frattempo, mi vedo ben ottimista per quanto riguarda il mio proponimento nelle faccende d’impiego e di contorno, e mi son convinto che lo ch’in fondo manca, s’abbisogna e deve ser imperativo è un solo fattore, perenne, definitivo e di cui, quissà, mai ne profittai per vero: la disciplina.

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