01/07/1924 – ore 15:58 – #3 (#368)
Non nego ch’ogni volta ch’il cielo finisce pe’ coprirsi di grigie nubi dal guardo arcigno, un poco mi allieto. Non amo ‘l sole e ‘l caldo che ne consegue ‘n questi mesi estivi. E so d’averlo già affermato, quissà nel libello antecedente, ma tale è il mio disprezzo pe’ l’alte temperature che mi vien di riscriverlo novamente. Oi ha funzionato poco in principio. E poi molto. Fin dal letargico principio della mane, spesa a rincorrere alcune urgenze della Frontprice sin concludere molto di che, mi son visto rimproverarmi pe’ la mia scarsa intraprendenza e lena; di contro a lo che mi son promesso e, anzi, di modo inciso nel didentro, non ho frontato l’impiego giornaliero colla caparbietà ch’un poco dì per dì deve sin quistioni sortire. Poco male, tuttavia, poiché i livelli di consapevolezza riguardo oi son stati imprevedibilmente ma comprensibilmente esagerati fino al trascinarmi, poscia una breve sosta a seguito del desino, al commettermi verso le mire diarie e settimanali che sto apponendo al mio vivere. Nelle prime ore del meriggio ho concluso alcuni tabulati pe’ la Frontprice di modo da sicurare una retribuzione perlomeno doppia dell’usuale – tale è ‘l mio anelato traguardo diario oramai – e mi son gittato fuori d’Apèril Street pe’ ricuperare alcune spedizioni commissionate ne’ giorni addietro. Nulla di fondamentale ma sol il fatto d’abbandonare pe’ qualche mezzora le mura dell’appartamento han fatto sì che si rinvigorisse d’un po’ anche la brama di dar senso a codesta giornata. Di fatto, una volta giunto novamente settato al mio scrittoio, ho speso un completo giro di lancetta pe’ compilare i dovuti rapporti riassuntivi di fine mese che debbo spedire dimani all’ufficio della Frontprice e pe’ archiviare una grossa pila di ricevute d’acquisto che se ne stava a collezionare polvere ‘n un angolo della libreria. Di poco a poco, conto d’aver sempre meno carte e pendenze di torno dell’obbligazioni diarie e sgombre dal cranio. Ada m’ha raggiunto verso la quinta ora del meriggio e giunti ci siamo posti a cernire l’interi armadi d’abiti e ninnoli ch’occupano ‘l mio quarto. Debbo ammettere d’aver eliminato molto di lo ch’in fondo reputo ancora mio e parte importante del mio aspetto che l’altri vedono ma d’una stagione l’altra irò stringendo tale assortimento ormai fitto di memorie ma non qualità pe’ uno che sia duraturo e ancor privo di ricordi. Ebbene, Ada pare sia d’accordo con codesta impellenza; credo la reputi segno di maturità e ne sono lieto. Quissà tanti de’ mie’ atteggiamenti all’altri rivolti son dettati dalla bisogna d’esser riconosciuto come di fatto maturo e fatto per vero. Di contro, credo che la maggior parte di cotanta considerazione venga assunta principalmente dal mio pormi, nevvero? A tale proposito, la lettura ch’ieri accennavo par non essere delle migliori o, chi sa, magari sol il primo capitolo non ha avuto la presa che m’attendevo. Ho incipito, tuttavia, un altro tomo, preso ‘n prestito dalla Tworlds di Vee che, sebbene s’incespichi più sull’imprenditoria e le relative stradelle psicologiche confinanti, credo ch’avrà un impatto sul mio comportamento d’impiego e sociale molto più efficace rispetto all’altro libercolo deludente. Mi rimangerò codeste parole, ne son casi sicuro. Oi non v’è molto d’altro che mi preme discorrere in queste carte: domani raggiungerò la contea di Augustine in mattinata per poi raggiungere Streamver e la Fox Reprise prima dell’ultimo pasto del dì, sicché avrò di che scrivere un poco più d’oi. Tuttavia, reputo l’oggi come un’utile avventura e credo d’aver riempito una tasca di lezioni. Non l’avrei mai divinato, considerato com’era incipito il dì. Ne son lieto.

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