30/06/1924 – ore 19:22 – #2 (#367)
Lo reputo un buon dì lo d’oi che va a scemar nel calore d’un’estate tardiva ma che par tentare di ricuperare lo ch’ha concesso ne’ settimane addietro: desto fin da prima dell’alba com’usuale anch’oi che mi son tenuto sin obbligazioni d’impiego – salvo alcune rifiniture ai tabulati de’ giorni scorsi. Le mire diarie si limitavano come quissà dissi ‘l giorno passato, al ridimensionamento dei quarti ‘n April Street e la pianificazione d’alcuni accorgimenti ai quali debbo ottemperare che s’allineano al mio traguardo d’estremo essenzialismo ch’ho posto sul lungo termine. Uno di codesti accorgimenti è stato il rispolvero di molti de’ mie’ archivi finanziari di modo d’ottenere una visione panoramica del momento attuale e discernere alcune conclusioni precise su lo ch’ha di che cangiare fin dal dimani. Poco v’è oltre la specificità in ‘sì tanti tomi che solgo aggiornare minuziosamente, sebbene per vero potrei_ir molto più nel dettaglio di parecchie transazioni, e non è stato arduo ricorrere a minute decisioni che dovrebbero fin dal luglio ormai alle porte indirizzare la quistione pecuniaria su un tragitto dissimile da lo ch’ha percorso sinora. Non che vi siano turbolenze di sorta, per chiaro, considerato che l’ultimi aggiustamenti d’un paio di mesi addietro hanno ‘n qualche modo ristabilito il cheto vivere de’ mie’ possedimenti, ma vi son alcune pendenze avverse alle quali debbo d’ogni modo porre l’occhi di riguardo attendendo che vengano a bussare la porta. In que’ momenti ‘sì inesorabili mi dovrò far trovare di non poco preparato. Nell’ultimo giorno di lasco rigore, tuttavia, mi sono ancora concesso alcuni vizi, sperperando un’intera moneta d’oro pe’ qualche chiara, un abito nuovo e alcune boccette d’inchiostro. Sono sortito d’April Street coll’intenzione di rifornirmi di suppellettili lavorativi presso la bottega di Craneville, scorta nell’ultimo tragitto in la zona, ma la mia irrazionale bisogna d’appagare un qualche buco emotivo coll’acquisto d’oggetti ha lentamente scemato dietro l’urlante razionalità ch’ormai predico quotidianamente. Per vero, mi son concesso una moneta di svaghi ma ‘l dì sarebbe stato decisamente peggiore pe’ un Arthur dissimile, quissà anche solo d’un mese addietro. Ho inviato una lettera al signor Tinsteel, durante la mane, in cui esplicavo le programmazioni della settimana in arrivo – codesta si preannuncia decisamente come la più fitta d’urgenze e obbligazioni ch’abbia mai frontato – e, contrapposto alla di lui contentezza nella missiva di risposta, v’è il mio accennato timore che sto tentando d’assimilare con più senno possibile: cagione del mio affollamento d’impegni sono principalmente ì medesimo che debbo infilarmi di forza sin permessi in più situazioni di disagio e sconforto possibili pe’ stimolare quelle crescite necessarie ne’ vari aspetti che, sul lungo termine, agevoleranno ‘sì tanto il mio impiego da creare quasi introiti automatici. Si parla metaforicamente in codesto caso. L’ultimi mesi ‘n giro pe’ contee m’hanno dato di che pensare e realizzare ch’oramai l’unico individuo col quale tendo a misurarmi e competere son rimasto ì solo, vuolsi pe’ lo zelo ch’appongo alli dì e alle richieste de’ mie’ superiori, vuolsi pe’ l’evidente vantaggio ch’ostento ne’ confronti dell’altri venditori che non presentano una tale esperienza nel settore tal quale la mia. Non che sia un difetto, né oltremodo un estremo svantaggio in termini di rendimento funzionale per essi. Tuttavia, mi vedo ser l’unico arto alzato alle dimande che necessitano intraprendenza ne’ momenti ‘n cui vengono assegnati clienti e urgenze. V’è un qualché di soddisfacente nell’evitare risposte negative quando mi si propongono tali imprese ma torno costantemente alla mia idea di coercizione verso lo ch’in fondo debbo ancora imparare. Quissà proprio pe’ la mia automatizzazione a tanti de’ gesti e delle nozioni oramai spontanee in me pe’ l’anni spesi nelle fabbriche della regione. Ma tornando all’oi; i quarti son tornati a possedere un aspetto piuttosto confortante, per quanto vi siano ancora parecchie modifiche ch’ho intenzione d’effettuare nel mese oramai corrente; le solitanze mattutine e serali subiranno poche variazioni oramai poiché m’accorgo che ben poco v’è di che cangiare in tali, or che mi forniscono un discreto punto di riferimento pe’ le necessarie ricalibrazioni prima dell’alba e poscia ‘l tramonto; nel mese ‘n arrivo, inoltre, vi saranno continue elisioni, come quissà ho già alluso ieri, ne’ vari aspetti concreti e intangibili del mio svolger diario, tentando di limitare le mie interazioni e i possessi solo a lo ch’è di stretto necessario al tenore di vita meda scelto a priori e inerente a lo ch’intendo raggiungere. Ho valutato un ampliamento della sfera sociale, in quest’ore, sebbene non credo vi sia l’energia adeguata pe’ incrementare tale aspetto fino a che l’altre quistioni pendenti da dicembre non si movono per conto proprio. Di fatto, se possibile, sarebbe da reputare un’ulteriore stretta alle presenze esterne che non abbisogno e che di fondo non fanno che distrarmi. Per certo, lo ch’ì mi trovo a pensare non è del tutto sotto ‘l mio controllo ma come ben sa quel viso che m’osserva dello specchio, imparare ad accettare radicalmente tali vagheggi sin giudizio è stato lo che di più arduo m’è capitato di fare, e per certo ancora son principiante in esso. A questo riguardo, ora che ne scrivo, m’è capitato pe’ le mani un libercolo intitolato proprio “Dell’Accettazione Radicale”, s’ì non vado errando e si trova su ‘n lato del mi’ scrittoio, ‘n attesa ch’or finisca ‘l saggio che sto divorando sulle varianti di produzione dei decotti di cereali, altra ventura ch’attende solo ‘l mio intervento e che l’ultime quistioni di riequilibrazione totale siano complete.

Lascia un commento