Il Diario delle Vanvere Terapeutiche #364

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27/06/1924 – Ore 16:10 – #364

Stamane son giunto in Orreads verso la nona ora della mane poiché mi sono dilungato ‘n April Street pe’ leggere l’ultima missiva di Juliet, recapitatami dal signor Watson prima dell’alba – apprezzo sempre la sua efficienza e il privilegio che mi concede nelle corrispondenze. La mia conoscente in Stretchnote se la cava più che meravigliosamente ed è sempre una gioia poter leggere parole ottimiste e ferme che ne attestano la tenacità invidiabile. Dal canto mio, ‘l dì ancora ‘n corso non ha ancora terminato di pormi alla prova, poiché a breve dovrò sortire per l’ennesima assemblea informativa per il progetto della White Swan, oramai alle porte. Codesta riunione, tuttavia, sarà solamente tra noi venditori della Frontprice. La speme è che si concluda ‘n meno d’un’ora. Poscia Orreads e le usuali commissioni mi son diretto a Croquechick, Threeks e Naught Port. Il dì ha dovuto divincolarsi celermente tra la fretta e l’ingente quantità di tabulati da compilare che giocherellevano pe’ le mie mani ma non vi sono stati problemi di sorta e, anzi, son riuscito a portare a termine ogni urgenza nella contea di Naught Port sin dover posporre attività alla settimana incombente. Tutto ciò è dovuto anche dal fatto che da lunedì il progetto Swan sarà attivo e, dalle nuove che ne vengono della sede, vi sono aspettative sovrannaturali alle quali tenterò di dare un’eccellente giustificazione concreta. Nell’ora del desino mi son lassato trasportare da alcuni capitoli de’ libri che ‘n questi dì sto divorando e d’un lato mi fa sempre piacere quando le nozioni oramai cominciano a ripetersi fra un autore ell’altro, confermandomi ch’or ho cominciato ad assimilare i tanti concetti e assiomi utili alla mia stabilità psicofisica financo all’arrivare al prevedere ‘l finale de’ periodi d’ogni paragrafo. Tuttavia, un poco mi scoccia anche, poiché veo poco saziata la mia fame di concetti novelli e applicabili. La ripetizione, tuttavia, non guasta mai e, superato il naso storto d’un ennesima citazione ch’oramai saprei recitare istintivamente, mi lasso trascinare dalle possibili varianti applicative d’ogni teorema esposto in codesti tomi. Ne’ prossimi giorni, d’ogni modo, tenterò d’approcciare anche un filone narrativo meno astratto avendo già messo l’occhi su alcuni libercoli istruttivi di storia antica, argomento che da qualche mese a questa parte non ho più considerato. Oltre lo ch’ho sviscerato ‘n questo breve paragrafo, non vi sono molte altre quistioni al momento che mi dondolano pe’ la testa, vuolsi pe’ l’ennesimo macigno di stanchezza che mi sento in dosso, vuolsi pe’ la quistione Swan che s’approccia inesorabilmente; se lo reputerò necessario e se le forze torneranno a far capolino poscia l’ultimo pasto del dì, mi gitterò novamente su codeste carte. Domani sarà un dì che meriterà una valutazione ben più completa e oggettiva, per quanto tal’ultima qualifica sia pressoché impossibile, e, quissà, terrò in disparte alcuni argomenti citabili ora fino al meriggio del dì ch’ha da venire. Orbene, inoltre, oi par sia venuta l’estate.

Paul Watson, Lylcoin, Contea di Bolinthos, 1924


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