BY FEDERICA BALDI
Tirando fuori una piccola trousse dalla borsa, la mamma di Joy le disse “Guarda cos’ho trovato rovistando tra i cassetti prima di partire.”
Era chiusa da un cordino azzurro, consumato ma resistente. Dentro, dei piccoli bottoni, alcuni di madreperla, altri di legno.
“Te li ricordi?” chiese la madre.
Joy aveva sei anni. Era seduta sul tappeto del salotto, in un pomeriggio di pioggia. La nonna era su una poltrona, a rammendare un grembiule. Davanti a Joy, una vecchia scatola di latta colma di bottoni. Lei li spargeva sul tappeto come se fossero monete preziose, disponendoli in file ordinate, scegliendo i più belli per comporre un disegno: una casa, un albero, una stella. Ogni volta che ne trovava uno un po’ più strano, correva dalla nonna per chiedere la sua “storia”.
Quel giorno, la nonna le aveva detto:
“Alcune cose servono solo a tenere insieme. Come i bottoni. Non si vedono quasi mai, ma senza, tutto si aprirebbe.”
Ora lo riconobbe. Era lì, nel sacchetto. Un minuscolo bottone blu scuro con due soli fori, appena scheggiato. Le tornò in mente quella frase. “Servono solo a tenere insieme.” Quella sartoria, quella festa medievale, quel ritorno dei suoi genitori: tutto sembrava cucito insieme da piccoli gesti, parole leggere e presenza.

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