BY FEDERICA BALDI
Il mattino seguente arrivò in punta di piedi, come se avesse timore di disturbare. Le tende leggere si muovevano appena, accarezzate da un vento tiepido. Nella via, ancora silenziosa, i primi passi lasciavano impronte sonore sul selciato.
Joy era già sveglia. Si era alzata con il sole e ora stava seduta accanto alla finestra, una tazza fumante tra le mani, ancora in vestaglia. Lasciava che il corpo riposasse ancora un po’ mentre la mente vagava tra immagini sfumate della sera prima: le mani della madre che ripiegavano le stoffe con cura, lo sguardo del padre che si perdeva tra i libri della piccola libreria, le luci basse, le parole sospese.
Dalla cucina arrivava il rumore leggero delle stoviglie. La madre era già operativa, intenta a preparare una ricca colazione con burro, confetture e caffè, quel caffè forte che il padre diceva essere “troppo vivo”.
Joy sorrise nel sentire le loro voci, mentre parlottavano piano, per non svegliarla. Forse non sapevano che fosse già sveglia, o forse sì, e volevano solo regalarle ancora qualche minuto di quiete.
Si alzò con lentezza, lasciando il suo posto vicino alla finestra, e attraversò il corridoio. Ogni mattina a casa, con loro, aveva il sapore di qualcosa di irripetibile.

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