“Bernard”

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TESTO

Days go by and not a superman comes
Though the leeches on my skin
Have almost drunk all of my blood.
I’ve been told to remember to be thankful to God
For the thousands of things that could go worse.
I’m stuck here, tongue-tied, listing pros and cons
Of the spontaneous reactions
That I’ve planned way long ago.
I’m having brunch on a spoon
In a one way dead end road
And the apathy’s my new deathbed,
Toss a coin and I’ll dance.

My friends lie when they say they’ve tried to call me
And I find me crying for a glass of diet coke.
When I stretch up for the sun
I end up burning like a match
And I fall down on the Minotaur’s lap.
Oh, dear life, what am I supposed to be?
I’m so sick of being compared to the ashes that I sniff
And I know that you don’t care
About the bodies on the street
Though you make believe some sympathy
And crack a smile, as disgusted as your glance
While I fuck my life and you’re wishing I was dead.
Not a bang but a whimper and a plain empty whisper,
If my heart stops no one cares.

Hear me out while I’m melting
All my demons from my skull.
Up through the straw,
To the liver, to every bone, and you still don’t care at all.
You turn the spotlight on your eyes, your perfect life.
You got no time for me.
Wish this was a dream,
Wish I had a place to call my home.


TRANSLATION
Bernard

I giorni passano e nessun supereroe arriva
Anche se le sanguisughe sulla mia pelle
Hanno quasi bevuto tutto il mio sangue.
Mi hanno detto di ricordarmi di essere grato a Dio
Per le migliaia di cose che potrebbero andare peggio.
Sono bloccato qui, con la lingua annodata, a elencare pro e contro
Delle reazioni spontanee
Che ho pianificato tanto tempo fa.
Sto facendo brunch su un cucchiaio
In una strada senza uscita a senso unico
E l’apatia è il mio nuovo letto di morte,
Lancia una moneta e io danzerò.

I miei amici mentono quando dicono di aver provato a chiamarmi
E mi ritrovo a piangere per un bicchiere di Coca Cola light.
Quando mi allungo verso il sole
Finisco per bruciare come un fiammifero
E cado in grembo al Minotauro.
Oh, cara vita, cosa dovrei essere?
Sono così stanco di essere paragonato alle ceneri che respiro
E so che a te non importa
Dei corpi per strada,
Anche se fingi un po’ di compassione
E abbozzi un sorriso, disgustato quanto il tuo sguardo,
Mentre io mando in rovina la mia vita
E tu desideri che fossi morto.
Non un’esplosione, ma un lamento e un vuoto sussurro,
Se il mio cuore si ferma, a nessuno importa.

Ascoltami mentre sciolgo
Tutti i miei demoni dal mio cranio.
Su per la cannuccia,
Fino al fegato, fino a ogni osso,
E ancora non te ne importa affatto.
Accendi i riflettori sui tuoi occhi, sulla tua vita perfetta.
Non hai tempo per me.
Vorrei che fosse solo un sogno,
Vorrei avere un posto da chiamare casa.


ANALISI AI

“Bernard” è un brano crudo e spietatamente sincero che racconta la disperazione di un senzatetto, un uomo che ha perso ogni speranza e si sente ormai invisibile agli occhi del mondo. Attraverso immagini potenti e un linguaggio diretto, la canzone esplora il degrado fisico e psicologico del protagonista, la sua lotta contro l’indifferenza della società e il senso di abbandono che lo perseguita. La narrazione si sviluppa tra momenti di cinismo e rassegnazione, mentre Bernard riflette sulla sua condizione, sulle bugie di chi finge di preoccuparsi, sul peso schiacciante della solitudine e sull’autodistruzione come unica via di fuga. Il testo dipinge un’esistenza consumata dalla marginalità, dalla fame, dalla dipendenza e dalla mancanza di prospettive, ponendo interrogativi profondi sul valore della vita e sul modo in cui la società tratta i suoi membri più fragili. La musica diventa così un grido soffocato, una richiesta d’aiuto che si perde nel vuoto, rispecchiando perfettamente la condizione di un uomo dimenticato dal mondo.

Days go by and not a superman comes
L’incipit della canzone stabilisce immediatamente il senso di attesa e disillusione che permea l’intero testo. L’immagine del tempo che scorre inesorabile senza che nessuno venga in soccorso riflette la condizione di abbandono di Bernard, un uomo che, pur sperando in un salvatore – rappresentato qui dalla figura di Superman, simbolo di potere, giustizia e salvezza – sa ormai che nessuno interverrà a cambiare il suo destino. La scelta di questa figura eroica e ultraterrena sottolinea quanto il protagonista sia consapevole dell’impossibilità di ricevere aiuto: non c’è nessun eroe nel mondo reale, nessun gesto di compassione o riscatto che possa strapparlo alla sua miseria.

Though the leeches on my skin have almost drunk all of my blood.
L’uso delle “leeches” (sanguisughe) è una metafora viscerale ed evocativa del degrado fisico e mentale in cui Bernard è intrappolato. Da un lato, queste creature simboleggiano le difficoltà della vita di strada, il costante sfruttamento da parte di una società che lo consuma senza dargli nulla in cambio, lasciandolo prosciugato, vuoto, privo di energia vitale. Dall’altro, il verso potrebbe alludere anche a un’immagine più concreta: la malnutrizione, le malattie o persino l’uso di droghe, che spesso segnano il corpo dei senzatetto con ferite, infezioni e cicatrici. La sensazione che il sangue venga progressivamente succhiato accentua l’idea di una lenta e inesorabile consunzione, come se Bernard fosse ormai privo di qualsiasi risorsa per reagire.

I’ve been told to remember to be thankful to God for the thousands of things that could go worse.
Qui si introduce il cinismo con cui Bernard guarda al concetto di gratitudine e fede. Il verso suggerisce che qualcuno – forse la società, forse un benefattore ipocrita, forse un ricordo del passato – gli ha insegnato che, nonostante tutto, dovrebbe essere riconoscente per quello che ha, perché potrebbe andare peggio. Tuttavia, l’ironia è evidente: per Bernard, la sua vita è già ridotta al minimo, è un’esistenza ai margini in cui la speranza è stata sostituita dall’indifferenza. Il concetto stesso di “peggio” diventa quasi ridicolo quando si vive senza dignità. L’amarezza con cui viene menzionato Dio sottolinea il distacco tra la retorica religiosa del ringraziamento e la realtà della sofferenza umana: come può una divinità aspettarsi gratitudine da qualcuno che è stato completamente dimenticato?

I’m stuck here, tongue-tied, listing pros and cons of the spontaneous reactions that I’ve planned way long ago.
Questo verso riflette il tormento interiore di Bernard, la sua incapacità di agire e la frustrazione di essere intrappolato in una condizione di perenne immobilità. L’immagine della lingua legata (“tongue-tied”) evoca sia un’incapacità di esprimersi che un’apatia profonda che lo paralizza. La frase successiva introduce un concetto paradossale: la pianificazione di reazioni spontanee. Bernard sembra vivere in un limbo mentale in cui anche gli impulsi più naturali sono stati oggetto di un’analisi ossessiva, portandolo a una totale alienazione dalla realtà. Questa dicotomia tra razionalità e istinto suggerisce il peso della sua disperazione: ogni sua azione è frenata da una riflessione continua, ma al tempo stesso inutile, perché non porta mai a un cambiamento concreto.

I’m having brunch on a spoon in a one way dead end road.
Il riferimento a “brunch on a spoon” è inequivocabile: si tratta di un’immagine legata al consumo di droghe. Bernard, dunque, sta descrivendo la sua dipendenza come un pasto, un rituale che ormai fa parte della sua quotidianità. L’associazione tra un evento sociale elitario come il brunch e la crudezza della droga rafforza il contrasto tra il mondo del benessere e la sua realtà di degrado. L’aggiunta di “one way dead end road” enfatizza ulteriormente l’assenza di via d’uscita: è su una strada senza ritorno, destinato a un destino ineluttabile. L’abuso di sostanze, più che una scelta, è diventato la sua unica via di fuga, l’unico modo per sopportare l’agonia della sua esistenza.

And the apathy’s my new deathbed,
L’apatia qui assume un ruolo centrale, diventando metaforicamente il letto di morte di Bernard. Questo verso segna un passaggio cruciale: la rassegnazione ha preso il posto della lotta, dell’angoscia e persino della sofferenza. Bernard non combatte più, non sente più il bisogno di reagire, ma si abbandona a un torpore che lo anestetizza dalla realtà. Se prima c’era disperazione, ora c’è solo un vuoto assoluto, una morte psicologica che precede quella fisica. L’uso della parola “deathbed” (letto di morte) rafforza l’idea che il suo destino sia già segnato, che il suo corpo e la sua mente abbiano già iniziato a spegnersi lentamente.

Toss a coin and I’ll dance.
Questo verso chiude la strofa con un’immagine potente e provocatoria. Bernard si paragona a un artista di strada o a una marionetta che si muove solo quando qualcuno gli lancia una moneta. È un simbolo della sua condizione di totale dipendenza dagli altri, della sua riduzione a uno spettacolo per chi passa e lo osserva senza coinvolgimento. La frase trasuda un’amarezza tagliente: il protagonista riconosce di essere percepito come una figura marginale, utile solo per suscitare una momentanea pietà o per intrattenere in modo grottesco chi si sente superiore a lui. Il verbo “dance” (danzare) assume qui un significato sinistro, suggerendo non solo la sottomissione forzata alla volontà altrui, ma anche la sua stessa autodistruzione come forma di spettacolo.

My friends lie when they say they’ve tried to call me
L’incipit di questa sezione introduce un tema ricorrente nella narrazione della canzone: l’isolamento sociale e la disillusione nei confronti delle relazioni umane. L’uso del verbo “lie” è particolarmente significativo, perché Bernard non solo percepisce l’abbandono da parte dei suoi amici, ma è consapevole dell’ipocrisia che si cela dietro le loro parole. Essi affermano di aver cercato di contattarlo, ma lui sa che non è vero. Questo evidenzia come anche le persone che un tempo erano parte della sua vita abbiano ormai rinunciato a lui, lasciandolo solo nella sua condizione. La menzogna diventa una sorta di atto consolatorio da parte loro, un modo per evitare il senso di colpa senza realmente intervenire nella sua esistenza.

And I find me crying for a glass of diet coke.
Questo verso racchiude un contrasto doloroso tra la disperazione di Bernard e l’apparente banalità dell’oggetto del suo desiderio. Il pianto, segno di fragilità estrema, è associato a una semplice bevanda dietetica, qualcosa che, rispetto alle tragedie della sua vita, sembra del tutto insignificante. Tuttavia, proprio in questa scelta risiede un potente simbolismo: la “diet coke” può rappresentare sia una necessità primaria (la sete), sia un residuo del mondo che un tempo apparteneva a Bernard, un simbolo di un passato in cui aveva accesso a beni di consumo ordinari, ma che ora gli sono negati. La specificazione “diet” può inoltre suggerire un’ironia amara, come se Bernard si trovasse a desiderare qualcosa che, in una società consumista, è associato alla leggerezza e al superfluo, mentre lui lotta per la sopravvivenza.

When I stretch up for the sun I end up burning like a match and I fall down on the Minotaur’s lap.
Qui Bernard utilizza una doppia metafora per esprimere la sua condizione esistenziale. Il primo elemento, l’atto di tendere verso il sole, richiama immagini mitologiche e letterarie, da Icaro a figure cristologiche di sacrificio e sofferenza. Il desiderio di elevarsi, di cercare la luce e la speranza, viene brutalmente frustrato da un destino ineluttabile: Bernard si brucia come un fiammifero, consumandosi rapidamente, come se ogni tentativo di risalire dalla sua condizione fosse immediatamente annullato. La seconda immagine, quella della caduta sulle ginocchia del Minotauro, è ancora più cupa e simbolicamente stratificata. Il Minotauro, creatura intrappolata nel labirinto, incarna la prigionia e la bestialità della condizione umana. Bernard si paragona a una vittima destinata a essere divorata da una forza inarrestabile, segno di un destino inevitabile e crudele.

Oh, dear life, what am I supposed to be? I’m so sick of being compared to the ashes that I sniff
In questo verso emerge il conflitto interiore di Bernard con la sua stessa identità e con il modo in cui viene percepito. L’invocazione “Oh, dear life” è ironica e disperata allo stesso tempo: si rivolge alla vita come a un’entità distante, quasi personificata, chiedendole quale sia il suo scopo, ma con un tono che suggerisce che egli stesso conosce già la risposta, e che questa non è affatto rassicurante. L’uso di “supposed to be” implica che Bernard avesse un destino diverso, un ruolo che la società o lui stesso avevano immaginato, ma che ora è stato completamente negato. La stanchezza di essere paragonato alle “ashes that I sniff” è un riferimento esplicito alla droga, probabilmente cocaina o eroina, che egli consuma e che diventa metafora della sua autodistruzione. Il parallelismo tra le sue ceneri e il suo stesso stato esistenziale suggerisce un’autoidentificazione con il nulla, con un residuo senza valore.

And I know that you don’t care about the bodies on the street though you make believe some sympathy
Qui Bernard rivolge la sua accusa direttamente alla società, smascherandone l’ipocrisia. “Bodies on the street” può riferirsi sia ai senzatetto, di cui lui stesso fa parte, sia a coloro che muoiono nella più totale indifferenza, senza lasciare alcuna traccia nel mondo. Il tono è amaro e disilluso: Bernard sa che il mondo non si preoccupa realmente di queste vite, eppure la società cerca di fingere una sorta di pietà o compassione. La frase “make believe some sympathy” sottolinea la natura artificiale e performativa di questa pretesa empatia: è un atto, una maschera che non corrisponde a un autentico coinvolgimento o a un desiderio di cambiamento.

And crack a smile, as disgusted as your glance
Qui la critica alla falsità della società si fa ancora più tagliente. Il sorriso forzato, abbinato a uno sguardo carico di disgusto, crea un contrasto visivo potente. Bernard coglie l’atteggiamento ambiguo di chi lo osserva: un misto di pietà e repulsione, un voler mantenere un’apparenza di umanità pur provando un’inconfessabile avversione. Il giudizio sociale si manifesta in quello sguardo che lo riduce a un rifiuto umano, a qualcosa da evitare e da dimenticare.

While I fuck my life and you’re wishing I was dead.
Questo verso è tra i più crudi e provocatori dell’intero testo. L’espressione “fuck my life” non è solo un’esclamazione di frustrazione, ma un’ammissione di autodistruzione consapevole. Bernard sa che sta buttando via la sua vita, ma lo fa in una realtà in cui ormai non vede alternative. La seconda parte del verso è ancora più feroce: non è solo lui a essere distruttivo, ma anche coloro che lo osservano e che, segretamente, preferirebbero vederlo morto piuttosto che confrontarsi con la sua esistenza. È una condanna sociale senza mezzi termini, in cui Bernard mette a nudo il pensiero inconfessabile di chi passa accanto a lui senza volerlo davvero vedere.

Not a bang but a whimper and a plain empty whisper,
Questa frase riprende il celebre verso di The Hollow Men di T.S. Eliot, “This is how the world ends / Not with a bang but a whimper”, utilizzandolo per descrivere il destino di Bernard. Non ci sarà una fine drammatica o eroica per lui, ma una lenta dissoluzione nell’oblio, un’esistenza che si spegne senza lasciare traccia. Il “plain empty whisper” rafforza questa idea di insignificanza: non c’è eco, non c’è memoria, solo un sussurro vuoto che si perde nell’indifferenza generale.

If my heart stops no one cares.
L’ultimo verso è la conclusione inevitabile di tutto il discorso: la consapevolezza che, se Bernard morisse, il mondo continuerebbe esattamente come prima. La sua esistenza non ha più alcun peso, alcuna importanza per nessuno. Questo è il punto più basso della sua disillusione: non solo sa che la sua vita è priva di valore agli occhi degli altri, ma ha interiorizzato questa verità al punto da enunciarla con una freddezza quasi anestetizzata.

Hear me out while I’m melting all my demons from my skull.
L’incipit di questa sezione richiama un disperato bisogno di essere ascoltato, una supplica che, tuttavia, è destinata a rimanere inascoltata. L’espressione “Hear me out” suggerisce un’urgenza emotiva, come se Bernard stesse cercando di comunicare la propria sofferenza prima che sia troppo tardi. La frase “melting all my demons from my skull” è particolarmente viscerale e potente. Il verbo “melting” evoca un’immagine di dissoluzione e autodistruzione, un processo che può essere tanto fisico quanto mentale. Potrebbe riferirsi all’uso di sostanze stupefacenti, che sciolgono la sua percezione della realtà e alleviano momentaneamente il tormento interiore, oppure alla lenta erosione della sua sanità mentale sotto il peso dei propri traumi. Il riferimento ai “demons” indica i suoi problemi irrisolti, le sue paure, le sue ossessioni, e l’uso della parola “skull” invece che “mind” o “head” sottolinea la componente fisica e viscerale del dolore che sta cercando di anestetizzare.

Up through the straw, to the liver, to every bone, and you still don’t care at all.
Il viaggio descritto in questo verso segue il percorso di una sostanza che Bernard assume, probabilmente una droga da inalare o iniettare. “Up through the straw” richiama l’atto di sniffare cocaina o eroina, mentre “to the liver” evidenzia l’effetto devastante che la sostanza ha sul suo organismo. Il riferimento alle ossa (“to every bone”) amplifica la portata della sua dipendenza, come se la tossicodipendenza non fosse solo una dipendenza mentale, ma qualcosa che si è ormai radicato in ogni fibra del suo corpo. L’ultimo segmento del verso introduce un’accusa implicita: nonostante tutto il dolore, l’autodistruzione e il degrado che sta vivendo, “you still don’t care at all”. La seconda persona a cui si rivolge Bernard potrebbe essere la società nel suo insieme, la quale rimane indifferente alla sofferenza degli emarginati, oppure qualcuno in particolare, una figura che una volta aveva significato qualcosa per lui ma che ora lo ignora. L’uso di “at all” enfatizza l’assolutezza dell’indifferenza, un vuoto totale di empatia nei suoi confronti.

You turn the spotlight on your eyes, your perfect life. You got no time for me.
In questi versi emerge un contrasto netto tra la condizione di Bernard e quella di coloro che lo circondano. Il verbo “turn the spotlight” è carico di significato simbolico: il riflettore rappresenta l’attenzione che viene rivolta non alla sofferenza, ma all’apparenza e all’autocompiacimento. L’immagine degli occhi illuminati dal riflettore suggerisce una fissazione narcisistica sul proprio mondo, sulla propria esistenza senza imperfezioni. Il riferimento a una “perfect life” introduce una critica sociale sottile ma feroce: mentre Bernard sprofonda nella miseria, chi vive una vita privilegiata si limita a osservare la propria immagine riflessa, senza mai volgere lo sguardo verso chi soffre. La frase “You got no time for me” è diretta e spietata: Bernard è consapevole di essere stato completamente escluso, cancellato dall’attenzione e dalla considerazione di chiunque. Il senso di abbandono qui è totale, e la frase sembra quasi un’eco destinata a svanire nel vuoto, come se Bernard stesso sapesse che nessuno è realmente in ascolto.

Wish this was a dream, wish I had a place to call my home.
Il tono si fa ancora più malinconico e rassegnato. Bernard esprime un desiderio impossibile: che tutto ciò che sta vivendo non fosse reale. La prima parte del verso, “Wish this was a dream”, contiene una disperata speranza di fuga, di risveglio in una realtà diversa, dove la sua sofferenza non esiste. L’uso del verbo “wish” invece di “hope” implica una consapevolezza amara: non si tratta di una speranza concreta, ma di un desiderio privo di fondamento. Il secondo segmento, “wish I had a place to call my home”, rivela il dolore più profondo di Bernard: la mancanza di un luogo a cui appartenere. “Home” qui non è solo un tetto sopra la testa, ma rappresenta un senso di sicurezza, di stabilità, di amore e di accettazione che gli è stato negato. L’assenza di una casa è tanto fisica quanto emotiva, e il modo in cui il verso è formulato suggerisce che Bernard non crede nemmeno più che possa esistere un posto del genere per lui. L’intero passaggio si chiude quindi con un senso di definitiva alienazione, di esclusione totale da qualsiasi forma di conforto o redenzione.

“Bernard” è una canzone che si distingue per la sua brutale onestà e la capacità di trasmettere con immagini potenti e un linguaggio diretto il senso di disperazione, isolamento e autodistruzione che caratterizza la vita del protagonista. Il testo dà voce a un senzatetto che ha perso ogni speranza, un uomo ormai prigioniero di un’esistenza segnata dall’indifferenza altrui e dall’apatia crescente. Attraverso metafore incisive e riferimenti culturali stratificati, la canzone non si limita a descrivere la condizione di Bernard, ma denuncia implicitamente una società che finge empatia mentre distoglie lo sguardo dalla sofferenza degli emarginati. Il tema della dipendenza, evocato in immagini come il “brunch on a spoon” e il viaggio della sostanza “through the straw, to the liver, to every bone”, sottolinea non solo la fragilità fisica del protagonista, ma anche la sua ricerca disperata di una via di fuga, seppur temporanea, dalla propria realtà insostenibile. L’assenza di legami autentici è un altro elemento chiave: Bernard si sente dimenticato dagli amici, ignorato da chi vive una vita perfetta e ridotto a una presenza invisibile per la società. La sua sofferenza è resa ancora più tragica dalla consapevolezza che, se il suo cuore smettesse di battere, nessuno se ne accorgerebbe. Il richiamo a The Hollow Men di T.S. Eliot, con la frase “Not a bang but a whimper”, aggiunge una dimensione letteraria al testo, suggerendo che la fine di Bernard non sarà grandiosa né memorabile, ma un semplice sussurro nel vuoto. La canzone si chiude con un desiderio tanto semplice quanto irraggiungibile: avere una casa, un posto da chiamare “home”, simbolo non solo di un rifugio fisico ma anche di un senso di appartenenza e di dignità che gli sono stati negati. In definitiva, Bernard è una rappresentazione cruda e toccante della marginalizzazione, un grido soffocato che si perde nel rumore assordante di un mondo che non vuole ascoltare.


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CREDITI

Lyrics by Marco Delrio, Music by Walter Visca & Marco Delrio


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disclaimer: Gli articoli presenti in questa sezione del blog includono analisi di poesie effettuate dall’intelligenza artificiale. È importante tenere presente che le interpretazioni artistiche e letterarie sono spesso soggettive e possono variare notevolmente da persona a persona. Le analisi fornite dall’intelligenza artificiale sono basate su modelli di linguaggio e dati storici, ma non riflettono necessariamente l’unico o il “vero” significato di una poesia. Le analisi dell’intelligenza artificiale possono offrire prospettive interessanti e nuove su opere letterarie, ma non dovrebbero sostituire l’approccio critico umano o l’interpretazione personale. Si consiglia agli utenti di prendere in considerazione le analisi dell’intelligenza artificiale come un punto di partenza per la riflessione e il dibattito, piuttosto che come un’opinione definitiva. Si prega di ricordare che l’arte, compresa la poesia, è aperta a molteplici interpretazioni e sfumature, e il piacere della sua scoperta deriva spesso dalla libertà di interpretazione personale. Inoltre, l’intelligenza artificiale potrebbe non essere in grado di cogliere completamente l’aspetto emotivo o contestuale di una poesia, il che rende ancora più importante considerare le analisi con una mente aperta e critica.


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