BY FEDERICA BALDI
In quel periodo Ben stava sperimentando un modo tutto suo di scrivere. Non cercava le parole, erano loro a cercare lui. Lo si poteva sorprendere nei momenti più improbabili, durante una pausa, appoggiato contro la porta del retro, o seduto sullo scalino della sartoria, a scrivere righe quasi già impaginate nella mente.
Non raccontava solo ciò che vedeva. Spesso dava voce ai silenzi, ai gesti sfuggenti, ai dettagli che nessun altro notava. Un bottone cucito storto diventava una metafora. Un vecchio cliente, una poesia ambulante.
Per questo, ogni volta che scriveva qualcosa sulla sartoria, il fascino delle sue parole colpiva chiunque le leggesse. E l’affetto della gente aumentava.
Densey lo chiamava l’ “ufficio stampa sentimentale”. Joy lo prendeva in giro, ma a volte, quando lo vedeva scrivere in un angolo, si fermava affascinata in silenzio per non disturbarlo.

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