Il Diario delle Vanvere Terapeutiche #361

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24/06/1924 – Ore 12:50 – #361

Mane dalle poche nuove, a ser sincero, ov’ì mi son limitato a un par d’urgenze ne’ pressi d’un’officina apotecaria nel centro di Bolinthos. Mi son destato pronto verso la quinta ora della mane poscia qualche strascico onirico ch’ancor assilla i mie’ ultimi momenti di riposo prima della levata. Ancor non riesco ad attribuir cagioni rilevanti o chiare a tali avvenimenti ch’ormai mi compagnano cotidianamente. Nella contea continua a piovere sin sosta e l’effetti psicosomatici son ben evidenti ne’ volti delle genti che mi vedo d’incontrare durante le mie escursioni impiegatizie. Aleggia un torpore scontroso pe’ tutta Bolinthos come s’il meteo fosse propositatamente malevolo. Ì, di contro, debbo ammettere di gioire parecchio a tali temperature, come già ribadito varie volte ne’ giorni addietro. Orora mi trovo ‘n April Street col quesito in capo di come utilizzare quest’ore prima dell’assemblea al circolo letterario ove, sin alcun dubbio, se tutt’i membri saran presenti, terrò un breve comizio sulla situazione operativa avuta fino a ora e le mire ch’intendo raggiungere entro fine dell’anno. Non ho preparato un copione a priori ma l’idee chiare in testa mi permetteranno di frontare la quistione senza balbuzie e intercalari poco eleganti. Oi continua persino ‘l mio percorso di sottrazione dalle mura di casa d’ogni obbligazione, ninnolo, questione e oggetto che non serve al mio effettivo obiettivo a lungo termine: Ada mi raggiungerà a breve, immagino, per rifinire anche alcune faccende a cui ho tentato d’ottemperare ieri sin grande successo. Nell’ultimi giorni, inoltre, sto rimuginando sul proseguio di codesto diario, essendo oramai giunti quasi al conto de’ giorni che sancisce l’anno e mi dimando s’abbia senso continuare a impilare foglietti su codesto manoscritto o se sia meglio rilegare ‘l tutto, appiccicarvi un po’ di note e informazioni in coda, quissà una mappa o due, e cominciare un nuovo diario con intenzioni ancor migliori. Di fatto, non sarebbe un’inventiva malvagia registrare ogni singolo anno secondo tomi appositamente dedicati, anche per una questione d’archiviazione domestica, nonostante, quistione ch’urta la mia sistematica ricerca di simmetria, le suddivisioni de’ giorni all’interno de’ tomi non rispettano l’ortodossa divisione dell’anni ma, per esempio, incipirebbero dal trentesimo giorno di giugno, ‘sì come codesto libello ha fatto. Ebbene, vedrò quando ‘l dì arriverà. Tra qualche mane. Ne’ mie’ archivi inoltre vorrei gittarmi colla brama d’eliminare tutto lo ch’in fondo non riceverà più occhi da parte mia: racconti e saggi incompiuti, miniature e illustrazioni di pessima qualità, appunti e manoscritti ch’ho dimenticato e tutto lo ch’ancor resta celato dal guardo e obliato dal sottoscritto. Credo ch’anche tale deseo sia riconducibile alla bisogna che percepisco ultimamente d’aver un qualche comincio fresco e pulito, un’imbiancatura spessa e lucente d’ogni muro delle stanze confinate tra le tempie. Molte decisioni credo d’aver preso ‘n quest’ultimo periodo, sia semplici che facili e difficili, ma molte altre debbo ancora farne, la maggior parte di queste decisamente complicate e difficili. Sto inoltre mantenendo al minimo indispensabile ogni listazione d’urgenze e obbligazioni, ‘sì da non sentire la bisogna di riorganizzare completamente la metodologia di calendarizzazione dell’attività, or ch’ho trovato tecniche sin gomitoli che mi permettono d’aver una specie di visione d’insieme de’ giorni a venire sin dover dedicare minuti interi allo studio delle pagine dell’agenda. Debbo ammettere che codesto minimalismo estremo applicato a tutti l’aspetti del cotidiano mi fornisce un appagamento che raramente aveo trovato nell’ossessiva registrazione incostante d’ogni minuscolo fatto o impegno poiché nella scrematura ai fini dell’essenzialismo anelato veo che poco a poco tutto lo che di fondo non veste importanza reale o necessarietà passa oltre le maglie del colino. Tanto di tutto quest’ultimo ragionamento e dell’azioni che ne conseguono è frutto de’ tanti tomi e libercoli che mi son visto divorare nell’ultimi mesi e di fatto non credo sarei giunto a cotanta soddisfazione epifanica se non avessi eletto una mira ‘sì ambiziosa per l’espansione del mio studio ‘n tutte le materie a me utili. Sto continuando a tenermi più possibile avulso da tutto ciò che non è saggistica, metodologie applicate o storia delle stanze in quanto, nonostante l’enorme diletto che la pletora di libelli sin nozioni porterebbe, non sarebbe la prima, né la decima, volta ch’al calar del sole mi vedrìa rammaricato d’aver sciupato l’ore di veglia poggiato su trame e intrecci di mera fantasia. Giungerà ‘l momento ‘n cui potrò sollazzarmi sulle novelle più leggere; non fino a quando la mia bisogna d’affinare l’altre caratteristiche più applicabili sarà placata.

Adalgise “Ada” Ortensia Booch, Lylcoin, Contea di Bolinthos, 1924


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