Metodo vs Motivazione
Ogni volta ch’ho atteso l’ispirazione, mai m’è giunta.
Ogni volta ch’ho fatto forze sulla mera motivazione, m’ha lassato a metà strada.
Par che ‘sì funga: la motivazione è un’amante incostante: ti bacia soavemente al mattino e sfugge in camporella con un altro entro sera.
Il metodo, ovvero, è un compagno silente, noioso addirittura. Eppure resta.
Non si dilunga in promesse d’euforia. Ti giura continuità.
Per anni son rimasto convinto ch’iniziare abbisognasse dello strattonamento giusto, che ci volesse una scintilla, un vago segnale, un umore ottimale, favorevole, positivo, perfetto.
Invece bastava iniziare lo stesso, bastava una riga, un vocino, una detestabile sveglia puntata all’orario peggiore. Bastava che tutto ciò divenisse abitudine. E l’abitudine, struttura. E la struttura, identità.
Smisi d’attendere, iniziai a costruire, a scegliere prima e a sentire dopo.
E no, non vinco sempre, non perdo di rado, non sono costantemente ispirato.
Perlomeno vivo, invece d’esistere, ogniddì co’ rinnovata consapevolezza.
Non bramo o anelo ser lo ch’ha bisogno di sentirsi pronto.
Son lo che attua anche se nemmeno io credo in me, lo che fa perché ha scelto chi vuol divenire.
Per ciò scrivo, ‘sì tante volte criptico, stolido, perso, contorto, ma sincero.
Scrivo per chi è stanco di scomparire ne’ propri alibi.
Scrivo per chi vuole restare.
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