23/06/1924 – Ore 21:38 – #360
I dì condivisi con Lily mi lassano sempre e d’ogni modo un’ingente quantità d’ispirazione verso i tanti progetti che potremmo di fatto attuare insieme, oltre che l’estrema nostalgia fisiologica al suo ritorno in Gersburg prima dell’inizio della settimana lavorativa. Poco dopo l’inizio di luglio, tuttavia, ho programmato alcuni giorni di riposo dall’impiego pe’ sfruttare un poco di tempo in più con ella e quissà travagliare più profonditamente su talune quistioni nel mezzo del ludico e del fruttuoso. Poco v’è di che contare del dì oramai passato, speso interamente fra le mura d’April Street, celati dall’ennesima giornata uggiosa d’un giugno che par essersi scordato la sua natura torrida, sopra di tutto nella contea di Bolinthos, famigerata per l’alte temperature che usualmente attanagliano il respiro in questo periodo. Non mi lamento. Aborro ‘l periodo estivo e ogni conseguenza dell’eccesso di calura. Durante la mane ci ha raggiunto anche Ada per una rassettata profonda dei quarti; ne ho profittato per porre un ulteriore signatura di fine capitolo su alcuni ninnoli ch’ancor tentennavano su de’ ripiani in dentro d’alcuni cassetti, a memoria – o più a speme – di lo ch’ormai è passato remoto. V’è ora un baule ‘n un fugiglio appena polveroso del mio quarto che contiene tutta la memorabilia inerente a Valerie, comprendente qualche lettera mai spedita, alcuni presenti – quissà tutti li ch’ancor attiravan la polvere di torno – e tante minuterie ch’ormai han vita solo ne’ brevi secondi che mi capita di tornarvici col pensiero. Di fondo, questo in fine è ‘l destino d’ognuno e d’ogni cosa, vivere è tale finché v’è ‘l modo di favellare e moversi nelle memorie dell’altri. Sparire nell’oblio corporeo non basta pe’ ser considerati defunti, bisogna che niun altro ci citi, ci rammenti, ci sogni. In lo stesso modo, ‘sì tanti dell’autori e individui dai grandi traguardi mai morirono e tardi, quissà, lo faranno, finché fra l’accademie, l’aziende, i libri e i discorsi vivranno le di loro gesta, le di loro anime. Che sia tale l’unico tranello per aggirare la morte? Per chiaro, pe’ chi non s’appoggia all’alternative tanto più ottimistiche quanto vagheggianti d’un altro universo oltre ‘l corporeo ch’il Conclave propugna sin basi concrete e dimostrabili. Tante volte mi vidi invidiare tanta cecità verso codesta maniera di rasserenazione – o rassegnazione – all’aver, di fatto, infinite altre possibilità pe’ aggiustare, correggere la rotta morale ed etica, posporre ‘l da farsi; eppure v’è un germoglio d’agnostico dubbio pessimistico che mi riporta sovente alla consapevolezza ch’in fin del conto vi sia solo una mera opportunità pe’ l’esistenza eterna: questa. Ebbene, fatta di milliaia di minuscole possibilità diarie ma, di fatto, una sola. Sarà il mio non contentarmi ‘sì spessamente de lo che concludo cotidianamente l’ultima manifestazione della mia brama d’un’esistenza infinita dinnanzi alla possibilità di perdere la mia essenza corporea d’un tratto all’altro e l’ormai consolidata realizzazione ch’oltre l’ultimo fiato vi sia solo buio, quiete e nulla. Solo nulla. Oibò, ed ella, aimè.

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