18/06/1924 – Ore 22:01 – #355
La Contea di Augustine, stamane, sfoggiava un abito ancora primaverile, di contro alle sempre più calde giornate in Bolinthos. Ho lassato April Street quand’ancora ‘l sole parea non esser sicuro di sorgere completamente e son giunto in Augustine prima della nona ora della mane. Mi son concesso un tragitto in convoglio per continuare ad aumentare la pila di libri letti quest’anno, avendo di recente abbandonato tale solitanza, errando, datisi i molti vantaggi che paio trarre da codesta usanza diaria. Poco di che dire sulle mie obbligazioni ‘sì lontano da casa, tra Augustine, Henchester e Glasspool. Su quest’ultima, sono molte settimane che non riesco più a incrociar li sguardi coll’addetta del ricevimento della Whiton Factory, quissà è stata trasferita ‘n qualche altro stabilimento. Peccato. M’ero perfino promesso di dimandarle ‘l nome di modo da incipire una piccola rete di contatti anche ‘n tale altra contea. Nulla che non possa d’ogni modo fare ma ‘n niuno finora ho incontrato tale sguardo complice come tenea ella. Chi sa che ‘n la vedrò novamente ne’ mie’ prossimi tragitti fino laggiù. L’urgenze in Augustine, tuttavia, m’hanno tenuto lontano da Lylcoin fino a meriggio inoltrato e, di ritorno col convoglio delle quattordici, mi sono diretto, sin altre tappe intermezze, verso il circolo letterario tra Streamver e Bolinthos. Quivi il meriggio s’è spalmato fra sermoni riassuntivi e un piacevole finestrone creativo ov’ho potuto sperimentare novamente un poco il visibilio della creazione. Tale termine m’è sortito ‘n codeste paginette anche ne’ giorni scorsi e ne ho analizzato alcune sfumature implicite e palesi pe’l mio punto di vista personale ‘sìcché non irò discorrendone ancora. Dimani aveo programmato una giornata similare a quella d’oi ma verso la Contea di Naught Port e, quissà, quella di Greenrice. Tuttavia, debbo ammettere che percepisco un brusìo caotico nel mio cotidiano, dall’organizzazione dell’agendicola che traggo meco financo la simmetria ballerina del mio appartamento. Necessito decisamente uno di que’ giorni di completo rassettamento, nettatura e ricalibrazione, uno di que’ meriggi ove mi par di togliermi di dosso l’intero personaggio che paio allo specchio pe’ cominciare nuovamente. Son certo che vi sarà uno di tali meriggi ‘n cui l’abito d’uomo ch’indosserò sarà l’ultimo. E non mi riferisco, per chiaro, allo spegnimento dell’esistenza, mi confino nella metafora della versione definitiva del mio io – per quanto mi par d’aver obiettato riguardo questa possibilità tante volte, chi sa se per iscritto o se solo meco sin favella. D’ogni modo, dimani, poscia una speranzosa levata sin intoppi, conto di dedicare la mane allo sbrico dell’urgenze pendenti per la Frontprice e la Kryomont, a una pianificazione sin falle alla quale mai ‘sì forte mi prometto d’attenermi e, quissà, al soddisfacimento di molte delle bisogne ch’in questo periodo vo’ percependo nell’inconscio. Qual ch’esse siano mi par opportuno listarle solo a posteriori. Il meriggio, di contro, debbo collaborare con Ada pe’l ristabilimento d’un ambiente consono alle mie necessità domestiche ove, per ribadire, tendo a non dilettarmi ‘n nullafacenze sin mira o cagione ma ove debbo ser stimolato verso l’altri mie’ andanti progetti. Ecco, ebbene, a quest’ultimo riguardo, mi balena la conferma oramai casi titanica ch’ì debba limitare i mie’ sforzi e tempo a molte meno quistioni, prediligendo di lunga una costanza eccellente ch’un’incostanza acidula e mediocre. Quissà le mie accelerazioni nel campo imprenditoriale son rivate troppo presto pe’ permettermi di concludere anche tutte l’altre obbligazioni personali ch’ho priorizzato tempo addietro. Lo ch’in fondo mi par di conquistare con questo fare e disfare che, come ben si pote evincere da queste pagine, è dvenuto spesso soggetto e oggetto del mio cotidiano, è la consapevolezza di tentare ogni possibile approccio al giorno fino a trovare quello corretto per il mio stato d’animo, estro ambizioso e un realismo di tempistiche che solgo inniorare prediligendo il vagheggiamento. Monitorare l’effettiva produttività del mio solitare m’ha permesso molte volte di ricominciare da un capo che capo non è pe’ riprendere meglio una rincorsa ‘sì necessaria quanto, oramai, piacevole.

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