03/08/1923 – ore 19:42 – #35
Nello scioare delle scene pittatemi didentro dal buio dell’ore spente, poche son di fatto le lezioni o perfino le memorie che riesco a tenermi a fianco per il proseguio de’ dì. Vi son lampi sbiaditi d’una storia mal rammentata o l’espressione confusa d’un deseo che nel corso dell’ore assolate non riesco a formulare in parole o ‘n cogito assennato. Talvolta ne vengono apparenti simboli sin crocicchio coll’altre mie convinzioni o conoscenze e m’arrovello spesso sul significato iscosto di tali, sebbene sovente mi veda costretto a refutare ‘l tutto cagionando l’astratta natura del processo onirico ‘sì com’è per definizione, nonostante tale insoddisfacente soluzione impostami riesca perfino ad aggravarmi i nervi. Vi son già state inoltre miriadi di risvegli ove l’ultima goccia d’incoscienza lassava trasparire solo d’ella ‘l volto ombroso e ‘l silenzio comprensbile e auscultabile d’un incontro mai avvenuto; ne’ momenti del genere, mi dimando se da tanta parte del contorno di Bolinthos, oppure ovunque i dì l’abbiano trascinata, andiamo condividendo le medesime impressioni mentali. Ben so che tale congettura implicherebbe un qualché di meno astratto di lo ch’in fondo è il riflesso del proprio esser cosciente ma di ‘sì fatta materia son convinto sia creata la mia capacità di giocherellare coll’arte romantica e crepuscolare delli scritti che performo e spargo. Quissà se mirando la medesima luna, ne’ giorni sin nubi, pur da angoli differenti, anch’ella scorge ‘l volto che ‘l fato ha fatto incrociare per qualch’anno, lo stesso fato imprudente ch’ha permesso che troppe brocche d’errori si versassero di sopra lo che ancor adesso, ancor oi, mi pare manifestazione d’un divino irraggiungibile e irripetibile. Sovente, di fatto, mi domando se la provvidenza lasserà capitarmi di fronte un qualché di similare, quissà ch’ì non l’abbia di torno già ‘n quest’istante, o s’il mio proseguire solo sia rassegnazione d’aver osservato passire tal rosa sin molestarla con innaffiature ben più che necessarie. Navigo un poco sin meta, oramai, quand’ho di che trattare delle mie vicissitudini del didentro, ‘n un limbo che par strillarmi il tempo che fu sin prevedere albe o espiazioni. Quanta pena e quanta arte.

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