02/08/1923 – ore 16:31 – #34
Nell’antri iscosti dell’onirico vagare, par che talvolta alcune immagini vengano inchiostrate di modo differente, com’a monito di un qualché, com’a spronare un dissimile cogito da intraprendere durante la veglia, com’a memento di non lassar tintinnare via giù pe’ li passi dello scalone quelli spunti che aleatoriamente – o ‘sì pare – ne vengon quando la coscienza non pote agire di concreto. Di cotanto modo mi son veduto durante la mane ad annotare qualche motto sul primo brandello di carta pervenuto pe’ non obliare codesto rinnovato anelo nello spulciare i sottotesti di lo che macari – com’avverte la razionalità in me vigente – fu solo un pasto di malsane proprietà. Ne veniva di contro una splendida fanciulla, pittata come ‘l terrore d’un operetta di quartiere, bordata di stracci e scompigliata, carponi di modo innaturale, china a un piede dal suolo, a qualche salto di distanza dalla mia persona irreale. Ella si palesa nella scena seguente, approcciata all’operaio della bottega, in procinto di saldare l’acquisti ch’or mi fissano di sotto ‘l mento, donde comprendo le sue origini della regione di Chovies, basando le mie illazioni sul mero cumulo di cibarie elette. Ne commento a Lily tale congettura. Par ch’il tutto s’arresti lì e così. Emerge d’un prato d’atletica un’altra figura, quissà la medesima, con dissimile conciatura in capo, dressata sgargiante e aderente, che ne viene anch’ella di contro al mio irreale non esserci, di corsa e per un effimero lampo ch’or è tutto ciò che resta da scrivere. E vassi ‘sì sin cagione tale panorama e l’ombre ne prendon giogo ov’ì sosto con un qualché che par una tavola incisa per le mani ove scorgo solo un albero e un teschio, motti che non comprendo e un saporaccio di veleno che copre l’interno delle gote. E poi il nulla. Il nulla dell’io desto che scorge i soliti contorni del mio giaciglio, de’ suppelletili appena polverosi ancor com’eran ieri. Che trarne di codesti bagliori di subconscio se non le quistioni che rasentano l’impossibile, anche solo pe’ giuocare appena coll’immateriale, l’astratto, l’incomprensibile? Chi fu ella che la notte passata m’ha compagnato fra li scogli sdrucciolevoli del metabolismo metafisico? Non ne ho nomi, ad ora, e non ne merita ancora se ‘n si palesa nel venire dell’altre notti. Insapore permane codesta curiosità. Che sia la rappresentazione ch’ho d’una musa?

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