Joy si armò di coraggio e si avvicinò al bancone dove avrebbe dovuto consegnare il libro. Seduta dietro la accolse un’addetta dall’aria gentile, con occhiali appoggiati sulla punta del naso, che al suo arrivo alzò lo sguardo dalla pila di documenti che stava riordinando.
«Buongiorno,» disse Joy, con un sorriso appena accennato. «Sono qui per consegnare il mio manoscritto per il concorso.»
L’addetta le restituì un sorriso caldo e rassicurante. «Buongiorno! È sempre emozionante vedere un volto nuovo. È la prima volta che partecipi?»
Joy annuì, schiarendosi la voce. «Sì, è la mia prima volta. Sono un po’ nervosa, a dire il vero.»
«Non c’è bisogno di esserlo,» rispose l’addetta, prendendo il manoscritto dalle sue mani con delicatezza. «Sembri averci lavorato con molta cura. Posso chiederti di compilare questo modulo? Serve per registrare il tuo manoscritto. Che titolo gli hai dato?»
«L’ho chiamato Tra le ombre del tempo» disse Joy con un filo di esitazione, come se rivelare il titolo lo rendesse improvvisamente reale.
L’addetta sorrise, annotando il titolo. «Interessante. Mi piace già il suono. Sai, molte grandi storie nascono proprio così, con un po’ di nervosismo e una buona dose di coraggio. Vedrai, andrà tutto bene.»
Joy prese la penna e iniziò a riempire il modulo. Quando terminò, le due donne si scambiarono un ultimo sorriso.
«Ecco fatto,» disse Joy, restituendo il modulo. «Grazie per l’incoraggiamento.»
«Non c’è di che. In bocca al lupo! Speriamo di leggere il tuo nome tra i vincitori.»
Joy si allontanò dal bancone con un sospiro profondo, sentendo il peso dell’ansia trasformarsi gradualmente in una sensazione di speranza.

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