02/06/1924 – Ore 17:49 – #339
Quissà sarebbe stato opportuno porre un sigillo al plico di carte che oramai contiene le mie memorie, le mie divagazioni, le mie vanvere ‘sì sincere e ‘sì spesso ‘sì inutili, allegarne di torno dei quattro lati uno spaghetto ben forte e incipire un nuovo plico. Sarebbe stato opportuno ch’il dì del mio sortire d’una crisalide astratta avesse coinciso col capitare del trecentossantacinquesimo dì apposto ‘n testa al paragrafo giornaliero. Che mi dice ‘l cranio? Ch’or dovrei attendere fino a tale data per voltare anche tale capitolo della mia esistenza? Che rimarrà di questi fogli quando mi vedrò scrivere il trenta di giugno dell’anno dopo? Quissà nulla, quissà tutto. Quissà codesto sparlar d’un uomo che pochi ‘n fondo conoscono non ha fini letterari se non come testimonio d’aver pestato per qualche luna le calli d’una mappa. Strampalati vaneggiamenti, stamane. Che và occorrendo? Cambiamo. Stamane mi son destato un poco più tardi de lo ch’aveo pianificato poiché il mio marchingegno non ha trillato all’ora opportuna. Non mi sono incervellato per comprenderne la cagione ma ho estratto d’un cassetto un vecchio simile ch’utilizzerò la prossima notte per evitare che tal fatto capiti ancora. Non che sia grave, data la mia naturale sveglia biologica oramai appuntata prima dell’alba ma, d’ogni modo, mi si disordinano i piani diari non rispettando l’orari e ciò mi scoccia. Di fatto, ho accelerato le mie solitanze mattutine per sortire d’April Street intorno alla settima ora della mane, per raggiungere l’officina di Lylcoin e sistemare un paio di cosucce alla mia vettura, alla quale ancora non ho apposto un nome, cosa che m’aggrada fare con tali compagni di giornate. Tornato ‘n April Street, m’attendeva Ada, anch’ella desta prestissimo, indaffarata fra l’armadi del mio quarto coll’indumenti appena asciutti da sistemare didentro. Ci siamo rivolti pochi convenevoli e mi son gittato sulle scartoffie della Fox Reprise ch’ho di che perfezionare. È stato un lungo travaglio, corniciato da un paio di telegrammi da e per Susan, colla quale mi par di star costruendo un qualché che pote rimembrare un’amicizia dal profumo malizioso. Ella m’ha dimandato s’ì fossi disponibile per un cordiale di metà mattina, un qualsiasi fine settimana scevro d’impegni e ì le ho risposto vagamente, cambiando argomento, alludendo positivamente all’invito col sottotesto e con qualche richiamo a lo che furono i nostri cordiali un tempo. La maturità invidiabile ch’ella cela didietro l’apparente smarrimento nelle faccende d’adulti è uno dei tratti più pregevoli che potessi scoprire ‘n una donzella. Per certo, ‘sì tanti son l’aspetti nei quali contrastiamo sin punti d’incontro; eppure, in essi e ne’ tentativi di comprenderli, accettarli e assimilarli quel poco che può bastare, v’è una sfida cui probabilmente mi son sempre tirato indietro, errando per certo, prediligendo l’intoccabilità della mia roccaforte di solitanze e solitudine, quissà ‘n maschera d’autonomia e indipendenza, quell’indipendenza ch’oramai ha preso ‘l posto della pipa nella mia lista d’assuefazioni ossessive. Ben venga. Mi par di porre una pietruzza cada dì, ‘n questo mosaico enigmatico e apparentemente interminabile ch’è ‘l crescer col senno. A tal proposito, fondamentale ‘n questi dì sarà ‘l mio approccio all’impiego e alle interazioni sociali di dovere che non ho modo né d’evitare né di detestare, ‘n quanto, datasi la mia precedente incoerenza del vomito di paragrafi qui presenti coll’effettivo mio atteggiamento ne’ dì, son convinto codesto sia uno dell’aspetti a me più grami e nel quale aborro non eccellere, consideratisi anche tutti i tomi e libelli ch’ho divorato sull’argomento. Quissà spingermi oltre i primi sentori di resistenza, anche solo per qualche minuto, sarebbe un ottimo primo passo pe’l nuovo individuo ch’or mi par di albergare in questa magra carcassa. Essìa. Ora ‘n vece, il resto dell’ore innanzi sarà spalmato su qualche scritto sin fine, un lauto pasto e qualche malinconico monologo gracchiante del grammofono. Macari scrivo un paio di missive a Juliet e Lily. Non ho nuove d’esse da qualche giorno.

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