08/07/1923 – ore 20:15 – #9 – appunti sparsi
Mi capita di rado, a ser onesto, di vedermi tirare righi sopra dell’impegni che fisso sulla mia agendina ‘l dì addietro o, per solerte ossessione, la settimana antecedente. Eppure capita, ‘n dì com’oi ove ramingo pe’ le mura tiepide d’April Street mi dimando e favello d’incomprensioni e inattuabilità de’ mie’ piani odierni. ‘Sì che slavina via anche la sberla fulminante che usa cogliermi al fin del meriggio quando osservo lo ch’aveo programmato ser terminato. E tronfio scartabello l’archivi de’ mie’ raziocini in cerca d’una scusa che possa reggere ‘l confronto col disappunto ch’ostento verso me medesimo; casi paion due tizi, sovente, dinnanzi la lastra specchiata della toeletta, ‘n tali perdizioni sin fine cui mi lasso lentamente e sin per vero reazioni trascinare. Chi sa ch’in vece, tuttavia, non dolga più ‘l biasimo che sto quivi pastrocchiando di su’n fogliaccio ov’alcune code di lo che par un elenco ancor si dimenano mezze sbiadite. Qual sia ‘l motivo per cui ‘n stia afferrando ‘l libello ch’ho designato pe’ tali vaneggiamenti, non saprei dire, quissà pe’ principio, qualsiasi cosa codesta conclusione possa per vero significare. Permarrà all’istoria come completamente vacuo, quissà per certi versi fin inutile, codesto dì d’alienazione dall’obbligazioni, di fuga da lo ch’ormai ha scheggiato ‘l legno della porta dal bussare ‘sì fragorosamente. Mi contento d’uno sconsiderato vomito di coscienza su questa carta unta, d’un paio di chiare stiepidite da quella che par essere un’estate perenne, torrida e spietata, fin dentro_ogni grugnito ch’accompagna ‘l mio dover vivere. Quissà l’ozio istupidito sin cagione ch’ho abbracciato oi è un’evasione temporanea dall’avverso cotidiano. Eppure dimani si paleserà novamente ‘sì affamato e ì avrò di fondo solo un dì ‘n meno pe’ le mie urgenze e un dì ‘n più da chiamare, quasi sfacciatamente, esperienza.
Nota dell’autore: L’entrate del libello denominate, di seguito alla numerazione, come “appunti sparsi”, si riferiscono a riscritture – inserite molti mesi dopo la loro creazione nell’ordine cronologico adeguato del plico di fogli che chiamo agenda – di divagazioni, considerazioni, pensieri e riflessioni gettate su carta durante periodi in cui l’utilizzo dell’agenda non era fondamentale; tali appunti sparsi vivevano su brandelli di tabulati da buttare via, tovaglioli a grana spessa di locande della regione, paginette esuli di libri ch’ormai non possiedo più, e qualsiasi altro sostituto adatto alla narrazione cotidiana de’ mie’ garbugli, dei nulla e dei tutto.

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