#13072-18
Vero è che dell’omo ch’or stagna coll’acque fin li cubiti ì ne chioso l’affanni e ‘l sale ch’alle gote sottende, sin lungarmi perocché in sulle cagioni ch’a tan fiele fan d’istoria. Ebbene, de’ danni che meco traggo ì paio ser codeste succitate, quan vinto del senno che viene allo scemar dell’euforie ammettomi, qual come tale che l’occhi serra menando pe’ le calli e sfuria solerte e sordo rimpetto al muro che ratto del suo sembiante s’è fatto specchio. Quivi le pugna di contro ì medesimo porgo, ch’or dì s’è fatto di comandar la provvidenza, ‘sì qual che l’altre genti credono fan li dèi. Se presto s’oblia la fiamma d’iulio al venir de’ primi ghiacci, in vero in le grotte dell’alma essa sopisce e, in vero, savio non è lo ch’alla nona luna di pronto s’incendia ma lo che diario s’attizza i fuscelli del sopito foco.ℳ ᵝ
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