Annotazioni #13069-16 X

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#13069-16
Cheto sta ‘l dedalo già ch’or cammino e fioco com’elli, in ei sussurro, movendo ninnoli d’un piano l’altro, d’una bisaccia a una masserizia, dentro quadri d’ore ch’ho serrato all’occhi di fuori pe’ limare lo sconforto ch’ha giunto sin cagione. Ruinarmi, qual consiglio che solgo dar via alli studenti, pe’ divenire novello e fatto, pe’ guadare ‘l confino del di me labbio ch’or incespica e bracciare un mento levato ‘sì com’altri parti han tratto addietro. Che siamo, oimè, fuorché di secca tinta crepata ‘n un diario effigiare lo che deveria ser entità nova e che’l dì appresso, canuta e smunta, dimandaci l’ennesimo divenire. V’è chi ‘n le bricie perocché non si contenta e dismembrasi finove mai l’altri poten scorgere, pur meno iudicare. Colui, o lor ben venga, ch’al venir le stelle va’ sin lagrime salvate o lena, la mane lo specchia casi di nome dissimile, omo in fine di merito in più.

ℳ ᵝ


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