Annotazioni #13068-05 X

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#13068-05
Ch’è vero ch’ì mi promettei dell’estinguere ogni qualsivoglia tributo o pur villano memoriale a lo che in l’ultimi anni di me ha fatto, in prologo, un involucro immondo e, di chiusa, un gentile ch’alli erri del fu ha spremuto fin l’ultima lezione; dassi caso che cotanto mio contar panzane ancor non scema nello ch’in cada meriggio veo compagnarmi al tocco dell’ore che vanno, lineando l’infausta attesa che pur ricca di speme non pote altro ch’alterarmi pe’ la vacuità d’una cagione razionale. Allorché dare un poco di corda e lassare ch’il fosco svalli fin di me sopra, fino tirarmi allà, ov’ancora Ella veo, dressata come sa solamente chi del divin parco ha camminato longo, scrutando lo ch’era e lo ch’ha di che ser. Nel chiarore del ben sentirmi, milliaia d’ore dell’ultimo calice assuefante o dell’insonnie inferme, longhi e sin commenti stanno li elenchi de’ motivi pei quali a interi mondi avulsi dovemmo giacere, or che pure l’astio e il morso in me s’han resi. Ma nello medesimo chiarore rintona severa ancora la eco di tutto lo che di munifico e nobile avemmo affermato sin cagione d’inganno. Ed ì paio morire novamente di volta ancora nello ammettere ch’ha di che sostare e chiedere pesa codesta di me parte ch’ancora non so esplicare.

ℳ ᵝ


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