Dystoria (d)

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Situato in una zona esterna delle mura cittadine di Neverleaf, tra i ricordi rocciosi di quello che un tempo doveva essere stato un complesso residenziale di discreta bellezza, l’accampamento improvvisato di Marcus si presentava come una minuta oasi di relativa normalità in mezzo alla desolazione circostante: al centro si ergeva un vecchio baule di legno, rozzo e logoro, che l’uomo utilizzava come tavolo. Sopra questo, Marcus aveva disposto alcuni strumenti di scrittura, qualcuno reperito qua e là tra i detriti, qualcuno proveniente dai suoi archivi passati. Accanto a questi, un piccolo candeliere di metallo arrugginito riposava spento, con alcune lacrime di cera giallastra come coroncina irregolare sulla punta. Intorno al tavolo, a delineare il perimetro della sua “dimora”, alcuni scaffali messi in piedi alla benemmeglio, costruiti con travi di legno di vari colori, reggevano una modesta collezione di libercoli. Nonostante il loro aspetto polveroso e mangiucchiato, quei volumi erano una costante scintilla di orgoglio negli occhi del vecchio bibliotecario. Vicino agli scaffali, un letto composto da vecchie coperte e cuscini umidi era molto più di quello che effettivamente gli serviva; non era inusuale che si addormentasse per terra, appoggiato a una trave di legno o addirittura in piedi. Ai lati della “stanza”, una serie di pali di varie dimensioni reggevano due tende svolazzanti, un minimo di riparo dalle pioggie ormai sempre più rare. Ai piedi di queste, una serie di bidoni metallici, recuperati dal deposito industriale di Neverleaf, fungevano da riserva d’acqua, mentre una grossa cassa di legno rinforzato gli offriva una dispensa di cibi secchi, semi e i frutti e vegetali che riusciva ancora a recuperare nelle sue spedizioni.

[Continua]



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