Il Diario delle Vanvere Terapeutiche #311

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05/05/1924 – Ore 15:41 – #311

La levata, stamane, è stata per vero semplice e incoraggiante, al trillo della sveglia prima della quinta ora della mane. Ho potuto di nuovo assistere all’alba in tutta la sua interezza ed eran giorni che n’ero rimasto privo. Tuttavia, ero ben consapevole ch’avrei patito il torpore e la sonnolenza verso metà della mattinata sicché mi son concesso venti minuti scarsi di occhi serrati per rinvigorire la mente. Pare abbia funzionato egregiamente. Le prime ore del dì le ho dedicate alla pianificazione della giornata odierna sebbene avessi già, a grandi linee, un’idea: spendere più tempo possibile sui libri, i fogli e gli archivi nel mio ufficio in Bleedbig Street. So che tale consuetudine dell’ultimi tre giorni potrebbe non giovare eccessivamente alle mie bisogne sociali o fisiche poiché spendo la maggior parte delle ore desto seduto su una scomoda sediolina in legno, attorniato dal fumaccio scadente di un tabacco economico e dai litri di caffè annaccquato che trascino meco. Tuttavia, so che le prossime settimane non mi concederanno un attimo di tregua e iniziare la settimana colla consapevolezza d’aver portato progressi tangibili ai miei progetti di fianco, è il minimo che possa fare per alimentare il buon umore e lo spirito d’iniziativa. Di fatto, per vero, tutto scorre sin grossi intoppi per quanto riguardi codeste attività laterali e mi vedo sempre più affamato di continuare, maledicendo le poche ore ch’ogniddì mi vengono regalate per tuffarmici a capo fitto. Perfino questa breve mezzora dedicata a queste vanvere mi pare ormai poco e, per giunta, sacrificata nella celerità obbligata dalla brama di voler azzannare il prossimo compito. Ah, se solo avessi tale frenesia anche pe’l’urgenze della Frontprice. Debbo, a questo riferimento, di fatto rimettermi su’n sentiero meglio battuto – vero è che tanto della mia digressione recente è dato dal mio scivolone psicologico recente. Oi non ho nemmeno acceso il grammofono che tengo qui fianco il desco, quissà pe’ permettermi un livello di concentrazione ancora più elevato o, quissà, perché debbo iniziare ad ascoltare con maggiore attenzione lo che spesso le musichette van soffocando qui tra le recchie. Finito di scribacchiare ancora qualcosa, debbo assolutamente preparare il baule da viaggio per stasera. Come detto in precedenza, la prima tappa della settimana comincia addirittura da stasera, presso l’albergo di Sheer Valley, un piccolo borgo non lontano da Sheerburg ove avremo il primo intervento operativo domani mattina. Entrambe le cittadine prendono il nome dallo Sheer River, il timido fiumiciattolo che serpeggia lungo la zona. Non credo d’aver mai speso molto tempo ‘n que’ remoti paesini lontani – tuttavia, credo che con la mole di urgenze attuale non riuscirò a farlo nemmeno in questi giorni. Poco male. Corro a sistemare l’ultime cose ‘n April Street e scapperò colla vettura verso Sheer Valley quando inizierà il tramonto. Sì, pare che la vettura sia di fatto estremamente comoda pe’l mio impiego (sebbene non so come possa essere ancor un tutt’uno vista la storia tribolata che dev’aver vissuto questo mezzo).

Scorcio di Sheerburg sullo Sheer River, Contea di Greenrice, 1924


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