Sono di nuovo le sette. Del mattino, questa volta, e sono in ritardo. Suona la sveglia ma la stacco di prepotenza, scaraventandola senza volerlo giù dal comodino insieme alla mia agenda, alla bottiglietta d’acqua che tengo a portata di mano per le notti dalle arsure peggiori e un aeroplanino di carta giallo che mi fa compagnia nelle giornate più pigre, quando penso che se non riesce a volare lontano lui, con tutta la possibile spinta che io possa dargli, non vedo perché debba riuscire a farlo io. Mentre crollo di nuovo nel sonno e sogno insulse futilità, Foggy si aggrappa al mio braccio, strattonandolo nel tentativo di tirarmi giù dal letto. Cerco di liberare la mano che ha catturato perchè vorrei usarla per sollevare il cuscino, infilarci la testa sotto e continuare a dormire, ma Foggy trova il mio polpaccio. E’ ora della resa.

Lascia un commento