diVagazioni: “L’Ultima Fine”

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Mi son giurato ‘sì tanti inizi
Ch’in fine, oi, di po’ cangiato,
Mi veo settar in tra li stizzi
D’un mutar ma non completo

E quissà è’l piovere di-storto
Che da giorni fradicia le calli
O ‘l mai sfumato ricordo
Ch’ancor s’erge delle pelli

Ma d’or lo specchio in vero
M’offre un uomo che ‘n son io
Ch’ha sì ‘l mio guardo serio
Ma non stracco dell’oblio

Ed ì ch’allungo il dito ‘l vetro
Ed elli par mirarlo assorto
E non l’alza suo didietro
Della lastra ed ì lo tolgo

Ma il vociar casi sommesso
Riva e vibra in tra le recchie
E cado piano a corpo flesso
Lagrimando casi a macchie

Ma ‘l suo riso che di scherno
Pare, o beffa, dal riflesso
M’urge bello ed ì da fermo
Cipigliato rido_a elli stesso

‘Sì che l’arto ora solleva
E lo che par il dto mio
Poggia ‘l vetro a mo’ di leva
E va scrosciando ‘n gorgoglìo

Ed ì di ritto, pronto innanzi
A porvi ‘l mio deriso prima
E ‘l brontolar more ‘n silenzi
E poi lo specchio si sfina

Ed ei mi prende, ‘n tutto,
O son io che prendo adesso,
Miro lo specchio ora distrutto
E ‘l vociar suo al mio connesso

E buio e luce ed in essa
Il nome che non misi ‘n rime;
E una fine. E in essa
Una prima e ultima fine.



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