Il Diario delle Vanvere Terapeutiche #287

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11/04/1924 – Ore 08:04 – #287

È possibile che comincerò a limitare le mie entrate in questo diario a un singolo frangente della giornata, dedicato appositamente per la cronaca più dettagliata possibile dell’avvenimenti cotidiani. Poscia le realizzazioni della giornata appena scorsa, ieri nel meriggio mi son visto riconsiderare il mio intero sistema di programmazione e azione, concentrandomi particolarmente sulla gestione ottimale del tempo e dell’energie a mia disposizione durante ‘l dì di modo che nulla vada sprecato in carenze d’attività ch’in fine portano per certo risultati. Sicché, a seguito d’una calibrazione ottimale delle priorità attuali, ho reputato opportuno allocare un’ora scarsa alla scrittura di questa agendicola nella prima parte della giornata, di modo da sbloccare la mia inerzia d’autore e liberare la mente d’alcuni pensieri che, sovente, germogliano durante la presa di coscienza della mane. Inoltre, mi par opportuno e allineato colle mie mire a lungo termine, far sì ch’ogni dì debba essere considerato com’un fondamentale pilastro pe’l’impero che vò bramando fin dell’inizio delle mie peripezie solitarie in ogni campo. Ciò comporta un’addizione sostanziale alle mie mire giornaliere che, di conseguenza, necessitano una quantità di tempo non indifferente e, parte quissà più ardue pe’l sottoscritto, un impegno costante nel tentare d’abbattere quelle resistenze innate che mi trovo spesso ad accomodare finendo coll’accettare e detestare una procrastinazione ormai ‘sì tante volte maledetta a denti stretti. Ieri, indi, ho recuperato Ada, poscia la mane d’impiego insoddisfacente, e le ho lassato novamente carta bianca pe’ sfaccendare ‘n lungo e largo pe’ l’appartamento d’April Street ove, mia mira cotidiana, sarà ‘l mantenimento d’una locazione più che dignitosa, di modo d’evitare una qualsiasi forma di distrazione o disordine visivo, propedeutico, come ben noto, a un disordine mentale che, ad oi, non posso più permettermi. Varie ore ho speso, poi, sulla ricalibrazione delle mie intere agende tentando di semplificare ‘l più possibile la sequenza d’azioni necessaria pe’ mettere in moto un processo efficiente ch’al momento mi par debba incipire dallo zero, casi come s’ì non avessi avuto di che fare pe’ i primi tre mesi dell’anno corrente. Tuttavia, sono ben consapevole che le basi su cui mi trovo a freneticare son state maldestramente ma solidamente costruite durante l’anni passati e compito attuale sarà lo d’ir recuperando tutte le nozioni fungibili pe’ l’ottimizzazione esponenziale che m’aspetto di vedere d’oi ‘n avanti. Per certo, tali obiettivi ambiziosi cozzano di fatto colla mia natura istintiva di bestiola umana che va cercando ‘l conforto del conosciuto e della solitudine essenziale e codesto, chiamiamolo, difetto, sarà ‘l primo dell’aspetti che debbo debellare con celerità. Di fatto, stamane, or che mi trovo già ‘n Neckwood pe’ porre un punto di partenza al dì, il mio fine d’obbligarmi nella forzatura del disagio mi porterà a risultati ch’ovviamente non otterrei dal mio solito agire, sebbene l’urgenze ben note di tali obbligazioni. Or mi trovo in la taverna di fianco la fabbrica di Neckwood ove qualche giorno addietro son capitato pe’ concordare l’ultimi dettagli colla signora Reen e, sebbene al momento lo stabilimento sia ancora chiuso, tenterò sin scuse di sorta d’avere le mie obbligazioni soluzionate. Di fianco tengo una pila di missive che debbo leggere, considerare e alle quali debbo rispondere assertivamente, coll’obiettivo odierno d’ottenere più risposte positive che mai. Inoltre, con molta probabilità, comincerò a pianificare le azioni da intraprendere per risolvere il mio tumulto economico, anche a seguito d’una lettera recapitatami all’alba da Watson che, in caratteri autoritari, sollecitava alcuni ingenti pagamenti ormai tardi. La risoluzione di tale pendenza sarà uno de’ fattori principali nel percorso alla ricerca della quiete ch’abbisogno pe’ frontare l’altri progetti secondari nella maniera più ottimale ch’abbia mai potuto esperire. Inoltre, per quanto semplice come realizzazione, ieri son giunto alla conclusione che sebbene ‘l mio non sia un impiego complicato e sia largamente agevolato dalla mia esperienza decennale ‘n questo ambito, la quantità di risultati eccellenti che posso ottenere con il minimo sforzo diario aggiuntivo potrebbe sfiorare quello dell’eccellenza irraggiungibile comparato con qualsiasi altro impiegato dell’azienda e, di conseguenza, affinare costantemente quelle doti e abilità che necessito per l’ennesimo salto di qualità nel settore, una delle mie attuali mire annuali. Quissà ho impostato per vero mire oggettivamente distanti, nel finire dell’anno passato, ma mi vedo a osservarle, ora, colla razionalità lucida e sincera della parte di me che quel giorno di dicembre le ha poste su carte seguendo solo lo che di dentro urlava a gran voce. E come posso voltar il capo a tale onestà ambiziosa per quanto la calle pe’ rivarci possa essere fitta di muri da superare o sfondare? Tale ha da ser la mia attitudine giorno dopo giorno e uno dei cangiamenti necessari sarà fomentare questa fame d’esser quantitativamente di più del giorno precedente, tenendo fede al motto che delinea ‘l mio vagheggiare da qualche anno oramai. Giungere a fine giornata dedicando prima del riposo qualche minuto alla valutazione delle mie diarie e spuntando fieramente la completezza di codeste sarà lo che manterrà viva la mia sete di traguardi. Sto abbracciando, perfino, l’idea ormai cementificata nel mio ego ch’ì non trovi soddisfazione alla conclusione d’un progetto o d’un obiettivo sicché, deviando perfino dalle letterature che ne discorrono pe’ milliaia di pagine, ho valutato sia meglio accettare questa mia repulsione alle fini, tentando di rendere ‘l processo che mi trascina al termine come lo che per vero s’ha da gradire. Codesta missione, quissà, mi lasserà più a lungo invischiato in attività che dovrebbero terminare celermente, motivo per cui, non posso più concedermi d’ignorare un’urgenza, per quanto, sovente, essa necessiti un approccio più diretto, proattivo e sconfortevole. Non vi devono essere scusanti per l’urgenze non adempiute e v’ha da mettersi ‘n atto fiananco un metodo di tracciamento dell’eventuale procrastinazione che, per quanto possa di poco mentirmi or com’ora, non trova nemmeno dieci singoli minuti nel mio calendario. Epilogando, ben so che la scrittura giornaliera ha apportato e continua a fornirmi benefici e panoramiche interne ed esterne che ‘n altro maniera, quissà, mai avrei ottenuto ‘sì celermente e tale deve rimanere quest’effemerida ‘sì sincera ove mi costringerò perfino sin voglia a discernere tutti i particolari materiali del cotidiano viaggiar pei mesi, mesclato colle valutazioni e i gomitoli di coscienza che ne derivano. Se lo scopo di tale fiume di paragrafi è lo di scaricare ‘l cranio della miriade di implicazioni – e complicazioni – che s’accumulano di dentro, non v’è senso nell’elidere passaggi e ragionamenti fondamentali seppur all’apparenza imbarazzanti, colla speme ch’essi possano risolversi da soli o sparire dalla stanzetta che celo tra le recchie. Per chiaro, non è l’atto di sciorinare i più reconditi intrugli d’ansie, brame e chissaché in codeste paginette che risolverà ogni impiccio del vivere ma, coll’occhio, anzi l’occhi, di riguardo ch’apporrò nel mio nuovo approccio, confido ch’i risultati possano essere più sostanziosi e tangibili che mai. E concludo. Ora il sole è spuntato sin timore dal di dietro de’ colli che circondano Neckwood, l’obbligazioni diarie cominciano ad affiorare perfino tra le mie per vero ‘ncor sopite intraprendenze e tale disagio, tale brama conservatrice d’uno stato letargico, è proprio lo ch’ieri mi son promesso, come mai prima, di frontare a viso alto. Sicché or si va.



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