diVagazioni: “Null’Altro”

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Fascinante mirarmi di colpo reagire
Al visibilio (in)naturale che m’afferra
‘N tal momenti com’or vò a dire
Dell’epifanico coriandolar pe’ terra

Ché capita sovente, troppo ‘ncora,
Ch’ì smarrisca ‘l guardo dell’appannate
Gustando ‘l roseo lieve d’un’aurora
E ‘l nulla sciapo di genti sfocate

Col capo vacuo in voi e lo ch’orora
Quissà fareste, in lo che fummo
E lo ch’è stato o detto, la storia
Ch’in cada verso poco accenno.

Oi trilla pe’ l’uscio il martelletto
Dell’avventori, o più ch’altro per vero,
De’ strilloni di torno e di rimpetto;
– lo dico, fu – una cambiale di denaro.

Che sia tale ‘l panico? Pe’ i ginocchi,
Fin la goggia che s’inarida e, bada,
Il core, oh, esso, sapessi che rintocchi,
Casi volli gittarlo di qui giù ‘n strada.

Le mani mi parver piombi, pesi
Tremolanti come la fiammella
Ch’in vero, d’alcuni ceri accesi
Osservo attendendovi ‘n sta cella

E si tesero incaute al ricevitore
Fianco l’uscio serrato, ahinoi,
Conlo che mi par sol rumore
Ma ch’è il deseo di sentir di voi

L’annunzio, un cordiale vocino,
Un qualché, e strillavano scucchie
L’altri ego d’in per tal catino
Che mi parea tener tra le recchie.

In esso, quell’attimo d’entropia
E d’inatteso, vi vedo, ci vedo,
Incipir novamente, lassar che sia
Lo ch’è stato – poi m’avvedo:

A prescinder sia vespro, mattina,
Sia pur solo, nel bene o nel male,
A prescinder del poi o ‘l prima
Non ho null’altro altrettale.



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