Il Diario delle Vanvere Terapeutiche #253

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08/03/1924 – Ore 07:15 – #253

Credo sia opportuno tentare d’esplicare un poco lo che m’è occorso ieri. Quissà ‘l fattore scatenante è stato un sonno non completo, poichè poche ore dopo la levata mattutina mi son trovato ad anelare un’altro riposo nel letto d’almeno qualche ora; quissà l’elenco d’obbligazioni cui debbo attendere ‘n questi giorni ove la pressione sulla mia persona, l’aspettative e la mia implicita necessità di fornire risultati eccellenti han cominciato a schiacciare sulle spalle quel poco di più di quanto di fatto possa reggere poscia questi mesi sin sosta. Quissà i fiumi di reminescenze che solgono giungermi cada volta ch’ì mi pongo a scribacchiare rimette, prose e, talvolta, perfino in questa agendicola, esacerbando colla vista d’alcuni suppellettili e immagini il dolore di talune ferite ancor non del tutto serrate. Ier ho tentato di descrivere al meglio delle mie capacità l’intreccio di sensazioni e la conseguente tenzone che sorge fra ‘l senno e l’istinti bestiali che so di non dover sopprimere ma coi quali debbo conversare. Ma la forza deficita, talvolta, e come fare, allora? Ho tentato di svuotare la giornata e l’agenda per concentrarmi sulla risalita del pozzo scurissimo ove mi sembrava di scivolare sempre più velocemente; un’ora nel muto scorrere d’acqua bollente, un’ora di sonno nel buio pesto della mia camera deserta, due ore di conversazione colla dottoressa Nauer che non vedevo da molto. Ricalibrare ‘l tutto non è cosa grama, me ne rendo conto, anzi, è d’obbligo quando i risultati effettivi d’ogni dì vengon oscurati dalle mancanze, dalla procrastinazione necessaria cagionata dall’ovvia scarsità dell’ore e dell’energie per completare tutto. Eppure, in tutto questo, v’è tanto di positivo: durante le prime ore della mane ho scorto e sentito urlare fin troppo bene le campane d’allarme che ‘sì tante volte ho ignorato nell’anni passati – per vero, credo che s’ì li posso riconoscere ‘sì prestamente sia perché per tante volte ho voltato il viso a codesti. Mantenere una condotta razionale diventa mano a mano sempre più semplice, in tali occasioni, sebbene tale razionalità deve sfoderar l’armi migliori pe’ duellare contro un qualché che di razionale ormai ha sempre meno. Non sto a discuter del quid razionale ‘n ogni irrazionalità poiché non mi sento per nulla qualificato nel farlo. Ho imparato, tuttavia, perfino ieri, perfino sfiorando di nuovo il fondale fangoso del pozzo che m’ha accolto ‘sì tante volte, a non temere di dimandare aiuti, a non tentare d’esser lo stoico eroe sin paura che s’avventa sul nemico sin voltarsi, collo spadino sguainato e l’urlo strozzato dalla rabbia. Tentare, in tal momenti, di ricollezionare de’ armadi mentali tutti li scritti, i saggi, i colloqui su quest’argomenti ed estrapolarne le conseguenti azioni da intraprendere è un qualché di arduo, ma tant’arduo quanto efficace. E talvolta non basta, talvolta non funziona subito, talvolta in vece, per vero, confina il senso di perdizione in un recinto d’ore, in una serie di nuove staccionate epifaniche, costruttive, adulte e sagge. E passa anche di lì la crescita caratteriale che l’omo dissimile qual mi credo vuole ottenere costantemente. Inzaccherato in una palude di monotona insoddisfazione, come pote elli trovar l’inerzia pe’l passo successivo? Col senno del poi, la gratitudine verso l’abisso ch’a volte m’assale è meglio dell’oro e, oramai, istintiva. Dar volto alle sensazioni di sgomento è stato un altro passo efficace pe’ comprendere meglio lo che sto combattendo. Non ho intenzione di perdere contro l’ombre, la paura e l’istinti animaleschi che tentan di tenermi tra le sterpaglie; ne ho bisogno, per vero, e ho bisogno che talvolta combattano ancor più ferocemente. Ma ora cesso di scriverne riguardo, ho dato loro fin troppo spazio nell’ultimo dì. Credo sia ‘l turno mio. Ieri, d’ogni modo, son riuscito comunque a raggiungere i rappresentati della Kryomont col signor Tinsteel per una breve assemblea riepilogativa de’ prossimi giorni pianificati per Polyem. Nulla di nuovo o interessante, per il momento. Sicuramente saranno due dì esageratamente impegnati e mi vedrò discernere ogni particolare rilevante in queste paginette giunto ‘l momento opportuno. Oi sto tardando un poco prima di sortire per l’obbligazioni previste, più per un rinnovato entusiasmo nello scrivere che per la brama di gittarmi nell’impiego. Pure quest’oggi mi vedrò saturo di tragitti e faccende impellenti e non sono sicuro d’aver modo in serata d’aggiornare ulteriormente questo libello. Inoltre, mi raggiungerà Lily col convoglio del tardo meriggio e dedicarci attenzioni dissimili da quelle limitate nell’epistole è un beneficio per entrambi, sopra di tutto poscia due settemane ‘sì svoltesi. Dovrìa incipir alcuni lavori in talune officine farmaceutiche per un nuovo cliente della Front Price ma ciò richiederebbe un volteggio fra le calli di Bolinthos che so che ruberebbe troppo tempo alla giornata d’oi; motivo per quale, oggi mi recherò a Greenrice pe’ le solite tabulazioni inventariali e cercherò d’accelerare la completazione dell’urgenze in modo d’aver la prossima settimana, la dell’inizio colla Kryomont, tutta a disposizione. Vo’. Sta tardando.



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