04/03/1924 – Ore 10:29 – #249
La controparte della desolazione pacifica domenicale è la deprecabile congestione per le calli del primo giorno della settimana; spolverata da una ormai perenne pioggerellina fastidiosa, l’intera contea di Bolinthos, stamane, pareva aver raddoppiato la popolazione. Lo che prima era un viaggio in locomotiva d’un ora e poco più è diventato un esodo di due ore per giungere nella contea di Augustine, ov’or mi trovo. Prima di recarmi alla stazione, appena sortito d’April Street, ho raggiunto l’emporio della signora Knowles, di poco tornata d’un lungo viaggio. La sua affettuosa accoglienza ha migliorato ulteriormente il mio umore già invidiabile e le ho concesso molti minuti per discorrere delle sue prime considerazioni sul viaggio di due settimane appena compiuto. Chi sa che non mi ci trovi presto a parlarne ancora ‘sì da scriver di più perfino in questi foglietti. Al momento mi trovo poco lontano della Gross Fuel Factory di Augustine, a bordo della carrozza che arranca tra i bordi di poco innevati delle stradine. Augustine, tuttavia, lassa traversar le nubi a qualche timido spicchio di sole e tutto sommato son lieto d’aver eletto questo lunedì come dì pe’ l’obbligazioni in loco. Vo’, la carrozza si sta fermando.
Ore 16:49
M’è sorta una lieve emicrania quissà dal frettarmi d’un posto l’altro pei programmi di poco sballottati dal ritardo della mane pe’ le calli trafficate. Tento d’allietare un poco i reumi colle sonate soffici del grammofono prima d’avventarmi sull’altre obbligazioni che mi son posto pe’l meriggio. Poscia Augustine, stamane, mi son recato in Henchester ove l’urgenze eran molte e non celeri come speravo. Il tragitto di ritorno verso Lylcoin s’è palesato molto migliore di quello che mi allontanò in mattina ma resto sempre sbalordito da quante carrozze, carri, convogli e carovane transitano tra le regioni ne’ primi giorni della settimana. Le mie energie, al momento, son esigue e debbo scamotar un qualché per ovviare a questi momenti tardi, troppo tardi pe’ un sonno ristoratore e troppo presto pe’ la cena e ‘l riposo. Tuttavia, per un caso fortuito, poco fuori della Gross Fuel Factory di Augustine, ho incontrato il signor McManner, uno dei miei futuri superiori della Kryomont. Egli gestisce i rapporti commerciali tra la Kryomont e le fabbriche di carburante nelle regioni di Augustine, Lakelike e Hillfoot e si presta a supportare i venditori sotto contratto della Frontprice nel periodo di annuale distribuzione massificata. Per i prossimi sei mesi sarà uno dei referenti cui dovrò far rapporto fin troppo spesso sebbene non tocchi quasi mai le mie corde giuste, quissà pe’l fare appena altezzoso, accentuato dall’effettiva altezza, quissà per il poco sostegno concreto che l’anno addietro mi son visto ricevere ‘n talune situazioni ‘n cui una figura di tal rispetto e importanza avrebbe potuto sigillare molti degli accordi traballanti ch’irono sfumando nell’oblio dei responsabili delle fabbriche. Debbo ancora rispondere, inoltre, ad alcune missive che m’attendono sullo scrittoio, tra le quali la di Juliet, di Annie e della signorina Maney. Oh, anche Claudette par m’abbia spedito un’epistola, lo noto solo ora. Debbo di che fare, sebbene sia l’ultima cosa che mi vedo a desear or com’ora, sicuramente pe’ la fatica dell’impiego odierno. Sto di poco a poco isolandomi molto de’ rapporti sociali e non riesco a non ammettere di non esserne contrariato; di contrario, se quissà fin a un anno addietro non tolleravo l’idea di gozzovigliare nella solitudine del mio incessante flusso di pensiero per metà d’un dì, ora non mi par mai a sufficienza ‘l tempo che divido con me e me solo. Certo è che non posso negare d’aver bisogno d’interazioni cotidiane ma, di questi tempi, mi limito allo stretto necessario. Se ‘l meriggio porta un qualché di significativo per quest’effemeride, ne scribacchio qualcosa dimani per la mattina; or debbo adempiere a qualche impegno amministrativo in casa e, quissà in serata, raggiungo la taverna di Mark.

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