01/03/1924 – Ore 10:00 – #246
Diluvia sull’intera Britannia da quattro giorni sani, oramai, e nulla par cennare a un possibile chetarsi. Il mio vagabondaggio pe’ fabbriche e contee s’impantana sovente fra le carrozze strascicate lungo le fangose calli de’ paesini e nell’umoraccio bisbetico d’ogni passante di fretta ch’impreca al meteo e a solo ‘l cielo sa chi altro ch’ha il biasimo del suo stare. Al momento mi trovo a Croquechick, presso la Activa Corp. del luogo, uno stabilimento che di rado mi capita di visitare vista la carenza d’interesse geografico ch’esta reca alli nostri clienti. Ne rivo di due altri dipartimenti, uno in Blackhand Burg e l’altro in Raleway Lead ove l’urgenze odierne eran di poco conto ma necessarie. Son rifugiato, orora, presso la tavernicola di lato dell’Activa Corp. e attendo all’asciutto qualche minuto prima di trovare la voglia di fradiciarmi pe’ giungere ai cancelli della fabbrica. V’è, di fatti, un vialetto glabro e paludoso che porta fino all’ingresso de’ visitatori e tutto didentro mi piccica sempre più alla seggia del bancone. Oi mi par dì d’epifanie e n’irò parlandone più avanti, credo, solo ch’al momento esse ‘ncor non han per vero le parole cucite addosso e non saprei come districarmene nell’esplicazione sin la grammatica propriata.
Ore 16:31
Naught Port m’ha portato via ‘l resto della mane nelle tre fabbriche ch’ho dovuto raggiungere ‘n fretta e furia pe’ limitare l’esposizione alla continua pioggia battente. Ho desinato fugacemente sulla carrozza che mi portava all’Activa Corp. e ho recuperato sin intoppi le informazioni necessarie, l’ultime della contea di Naught Port per questa settimana. Badisi ch’avrò di che tornarvici probabilmente ne’ prossimi giorni, quando l’istruzioni del signor Tinsteel lo dimanderanno. Il convoglio che m’ha trascinato fin a Neckwood, nella contea di Bolinthos è stato piuttosto celere ed è stato un tragitto piacevole sebbene mi sia perduto varie volte in tra i pensieri. Oi, di fatto, mi veo parecchio più contemplativo, vuolsi per l’imminente contratto da stipulare colla Kryomont, cliente fondamentale per un ristabilirsi della mia situazione economica altalenante, vuolsi per il continuo gettar acqua d’esti dì, vuolsi proprio per la pila di pagamenti pendenti ch’attende avido sul mio scrittoio. Nel trambusto grigiastro della mane m’ho reso conto d’aver di che cangiare ‘ncora, e bene ne venga ché di fatto stavo casi pe’ stallarmi ‘n un tepore sin meta o iniziativa che, col senno di poi del fluir di cagione d’oi, cominciava a vestire stretto al mio inconscio. M’ha lietato il raziocinio ch’ho mostrato a me stesso nell’affrontare il malumore odierno fin l’ultima pagliuzza e la quistione quissà prevalente s’ha da lineare nell’assenza d’un effettivo risultato concreto a breve termine di moltissime, se non pressapoco tutte, delle mie attività e progetti. Essi son di per lor natura lungimiranti e v’ho fatto pace con tal caratteristica tempo addietro quando decisi d’impormi obiettivi sull’arco d’un quinquiennio. Tuttavia, quissà per la natura intrinseca della bestia primordiale ch’orora alloggia ‘ncora in me seppure di malo guardo, debbo accettare pure questa condizione implicata e calibrare differentemente alcune delle mie solitanze. Di più, giacchè ‘l mio assimilare tal realizzazione ha fatto sì ch’altre potessero sostare d’un poco in tal terreno fertile e malleabile, m’ha occorso di sentire la bisogna di limitare il numero d’azioni cotidiane per allungarne l’impegno postovi e, da qui, di grazia ottenere le concretezze risultive ch’ì paio anelar ‘sì tanto. Se a tal compromesso meco vo’ di poco disciplinando un più rigido regime d’azione, non dubito ch’i traguardi possan di fatto palesarsi molto più presto de lo ch’aveo previsto in precedenza. Mi son dilungato già a sufficienza, or com’ora e torno sul mio discorrere per di fori. Da un’ora o poco più son in April Street; m’ha raggiunto Ada poco fa e ci affaccenderemo pe’ le stanzette del mio appartamento fin l’ora di cena o, perlomeno, finché non siano completati la maggior parte dei lavoretti necessari. Ada si prende molte libertà ultimamente con l’organizzazione dei pochi suppellettili e lo spostamento del mobilio in casa e sto imparando a lassarla fare; la sua esperienza, l’occhio di riguardo dettato dall’affetto e la comprensione ne’ mie’ desei mostratami ‘n tutti questi anni la rendono meritevole dell’iniziativa che di malgrado non coglie ‘n altre abitazioni, vuolsi pe’ l’effettivo disinteresse nel luogo o per l’opposizione inderogabile de’ padroni di casa. Non credo ch’ì mi dedicherò a molto nel resto del meriggio poiché le faccende burocratiche sospese dimandano un livello d’attenzione sfibrante fin prima dell’incipire e s’il tempo me lo concede mi limiterò a una sera di scarabocchi e appunti ‘n vista dell’approfondimenti che debbo esplorare con Vee, la bibliotecaria. A seconda di com’irà sgomitolandosi ‘l meriggio, valuterò, nel caso, se raggiungere la locanda di Mark per qualche ciarla svagata e qualche sorso di uisge.

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