Cronache da Ficogramo #1

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Ficogramo, 1 gennaio 2007

La sveglia trillò come se l’intero paese dovesse alzarsi grazie alla sua caciara. Cercai di spegnerla con un celere movimento dell’avambraccio sebbene, forse, prima, lo dovevo estrarre dal di sotto delle lenzuola. Eseguii questo agile gesto per accorgermi che, effettivamente, la sveglia si trovava sotto le coperte, impigliata nel taschino sfilacciato del mio pigiama a quadri. Dopo qualche estenuante minuto di combattimento nel quale qualsiasi mio movimento e tocco pareva non essere in grado di cessare l’urlo dell’apparecchio, la osservai diritta nel quadrante per scoprire che indicava le dieci del mattino del primo giorno dell’anno. Mi alzai nel debole bagliore arancione che filtrava tra le assi della vecchia persiana, scrutai brevemente l’esterno e provai a trattenere il sospiro di sconforto alla vista della forte pioggia che lentamente allagava le strade deserte. Un Babbo Natale appeso a un balcone con un cordino da bucato ondeggiava in maniere tanto inquietanti che per qualche attimo di troppo mi trovai a fissarlo aspettandomi di vederlo abbarbicarsi qualche centimetro oltre la ringhiera e rincasare maledicendo la pioggia. Riaccapparratomi del senno necessario per lasciar sfumare quegli strani pensieri, mi avviai verso le mie funzioni religiose mattutine che, di norma, si limitano all’accensione della macchinetta per il caffè e all’imbambolamento ipnotico al fluire della divina bevanda marronaccia dentro una tazzina lavata troppo velocemente il giorno precedente. Il rumore della mia vecchia macchinetta rimbombava fino al palazzo di fronte, quello dov’era ancora appeso il Babbo Natale gonfiabile mezzo vivo; o, perlomeno, è quello che son arrivato a pensare cogliendo gli sguardi aciduli degli inquilini dell’appartamento in linea d’occhi col mio. Mi sedetti al tavolo del cucinino, col caffè fumante in mano e gli occhi che si perdevano sul pavimento senza nemmeno guardarlo. Finora, pensai, nulla di diverso dai giorni precedenti, sebbene fosse il dì di partenza d’un nuovo anno, tutto bello pronto da spacchettare e vivere con rinnovato entusiasmo. Mi scoccia, continuai a pensare, che per le prime settimane, forse mesi, continuerò a scrivere ancora la data con l’anno precedente in tutti i documenti e paginette eventuali. Accesi, tra un sorso e l’altro, il mio calcolatore portatile per perusare tra le cartelle di posta elettronica in arrivo qualche eventuale comunicazione importante. Nulla oltre le solite pubblicità, quelle che, nonostante le mie disiscrizioni diarie o le etichettature di posta molesta, continuano a intasare in maniera poco aggraziata la mia schermata altresì intonsa. A caffè terminato, mi alzai per andare a nettarmi il volto con della sana acqua gelata, spaventandomi non poco al passaggio di fronte allo specchio, avendo dimenticato che il giorno precedente, in balia della sprezzante ribellione che spesso il finale d’un anno accompagna, mi tagliai i capelli. Fin troppo. Oggi è una giornata di riposo dal mio impiego e questo significa che ho tutto il tempo per dedicarmi alla mia giovane allieva. Ormai, quest’ultima, sta mostrando splendidi segnali di scaltrezza e intraprendenza, oltre che una capacità di comprensione e malizia che talvolta mi spiazzano quel che basta per esserne fiero. Tentai di darmi un decoro sufficiente per sortire di casa e mi avviai verso casa di Rigoberta.



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