29/07/1923 – ore 06:32 – #30
Mi vedo a prender casi con violenza ingiustificata un altro foglietto della pila ch’or mi teme pallida e sin difese; sale colla levata pur quel mio deseo d’evader delli pensieri ch’or scrivendoli mi rosicano le pelli d’ogni punto del corpo. Già so ch’ogni strascico del mio malessere ha dipeso e dipende di me solo, ‘n ogni variabile e circostanza ch’il dì m’appone dinnanzi eppure ‘ncor non son pronto, forte o saggio per frontare le quistioni che di dentro m’urlano. V’è l’impiego che s’incolla colle scarpe ogniqualvolta che tento d’affrettare l’obbligazioni cotidiane e tender verso casa e crogiolare ‘n questi nienti. V’è di fatto, per vero, ancor fin troppi segni e graffi d’una vita appen vissuta, male e sin aria, per giunta, ch’impiastra ogni angoletto del mio domicilio. V’è qualch’effetto personale di Valerie in qualche baule ch’or rifiuto d’aprire e tal non sarebbe poi più ch’un saltello oltre una pozza di che far per ir oltre. Ma son le macchie di freddo inchiostro secco ch’ancor lezzano di lagrime e sogni franti che si ruban il sonno cheto, s’avventan su ogni scritto che tento e pedinano ‘l mio ignavo bugiardar sereno. Parlo d’altro. Scrivo d’altro poiché ‘sì evado delli stessi ridondanti motivetti che m’annebbiano il guardo d’ogni passo che prendo. Fogli di nulla e tutto ‘n cui franano i senni e le filosofie che ‘n so metter per iscritto come fanno i grandi. Ma. Si osservi nel complesso, coll’auspicabile audacia d’un guardo perlopiù oggettivo e panoramico, come le perigliosità cotidiane e l’ansie conseguenti, nel senso più etimologico del termine, non sian altro che un riflesso invero ed esacerbato esponenzialmente dalla materialità e piattezza d’un viver edonistico intrinseco della bestia – istintiva e primordiale. Si valuti la peggiore delle riuscite ‘n date azioni e si confronti coll’influenza effettiva che s’ha sul modo d’operare. Quest’ultimo ha di che avulger della banalità del sopravvivere nella fanghiglia d’la mediocrità anelando ad una sorta di stasi intellettuale ma, per vero, bisognarà ricuperare cada filamento disperso tra li sgabuzzi della “testa” e riformar una matassa scomoda e abnorme. Da questa, scopo d’ogni oltreuomo, è ‘l riscoprir sé stesso mano a mano ch’il gomitolo irà per divincolar i nodi, via suo’ sillogismi o logiche, intraprendenze e fallimenti. Poiché accettar con garbo e quiete le limitazioni dell’intelletto ch’é ‘sì per natura stessa è fondamento perentorio. Che vò farneticando, spietate lancette, che vò pensando.

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