12/02/1924 – Ore 06:07- #228
Ier m’ho perduto, in fine, tra l’alte scaffalature di legni duri della biblioteca di Vee, in cerca d’un sacchetto di risposte ai quisiti che ‘ncor non so pormi per bene, li riguardanti la piccola azienda che conto d’avviar ne’ prossimi mesi, s’il ciel vole e s’iran per allinearsi tutte le problematiche che di già magino ma che paion ‘sì nebulose nel mio scapestrato mucchietto d’iniziative. Mi son seduto al grosso tavolo di ciliegio di fondo il salone di lettura, fianco a Vee che scorreva ogni tomo recuperato dalli scaffali opportuni come s’avesse memorizzato ‘l contenuto d’ogni tema al lor interno. V’è stato da far un lavoro di setaccio poiché molti dei volumi profondivano fin dal principio su molte gabule ch’al momento non bisognano pe’ la stesura d’un elenco d’azioni essenziali e mirate che serva i miei scopi. Poscia molte ore di migrazioni d’un saggio a l’altro, s’abbozzava su una manciata di fogli disordinati un qualsivoglia listino d’impieghi necessari, essi per seguito diramavano in una serie di mementi e obbligazioni d’ogni sorta, propedeutici al punto seguente e ‘sì via fin d’un vago programma intero. Nelle prossime ore disponibili, creo nella sera ch’oi vò per vecchiar il giorno nella contea di Augustine, m’ho da ricopiare di buona grafia la maggior parte della bozza nata ‘n biblioteca e segnar una qualche tempistica sin presunzione pe’ cominciare di qualche punto e ir di lena sin troppi pensieri. Chiaramente Vee m’ha da compagnare, per meno le prime accelerate del caso.
Ore 12:05
M’ho dovuto_opporre al tenace e zuccherino richiamo d’una pennica ch’avrebbe sì ristorato ‘l mio negliger dell’impiego d’oi ma avrebbe eliso del mio dì una mezzora abbondante ch’in fine ho utilizzato pe’ portar a data alcune transazioni finanziarie e pormi a scrivere ‘ncor un qualché su questi fogli. La mane, di mala lena, s’ha svolto contr’alle mie rosee previsioni poiché ‘l corpo m’ha dato di contro alla levata e lo ch’ha scorso fra le recchie non è stato da meno. M’ho contentato di scender della poltrona, imbellettarmi di punto e passar per l’emporio qui accanto a recuperar una lattina di tabacco d’oltreoceano prima di giunger presso Ada e invitarle una lunga mattina di faccende. Più che contenta fu la signorotta dalle mani tant’aride quanto dolci. M’ho posto dinnanzi l’agendina che solgo compilare pe’ tenermi al seguito dell’impegni e vo’ ‘ncora riempiendola d’azioncine che per lo meno faran fruttar il giorno nonostante la mia poca prestanza verso l’obbligazioni del mio impiego. Irò recuperando ‘l tutto nelli prossimi dì, ben lo so, tuttavia, incipire una settimana di mala lena ‘sì m’azzoppa appena e mi strascina preso p’un gomito verso la specchiera della toeletta pe’ mirarmi bene alla faccia e ser chiaro meco. Nulla di cui temere, si badi, che già m’aspettavo picchi ‘n basso del mio recente entusiasmo e tuttofare. Si dica però che debba esser compreso quanto ‘sì tanto de lo che siamo e vagheggiamo essere stia tutto nelle palme de lo che passa per il cucuzzolo. Ed ecco, ebbene, ch’oi ricomincio da lo ch’un dì addietro quissà parea uno zero ed ora è nulla meno d’un gradino che già calpestai settimane orsono. Ada dovrebbe farsi largo anche tra le coscienze che giostro, spolverandone le logiche, riempiendo sacconi di cianfrusaglie demotivanti e gittarle alla discarica, nettando l’angoli e le pavimenta d’ogni antro donde annidano i superflui e l’inutili girovagar di pensiero. For della fronte e dinnanzi l’occhi, oi, tutto brilluccica ed olezza di detergente e frattanto di dentro par ch’ho da rivoltar le maniche e sbaraccare la mondezza recidiva.

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