08/02/1924 – Ore 22:58 – #224
Un cielo terso ha compagnato ‘l mio giunger alla stazione di Lylcoin poscia una notte di cheto riposo e un paio d’ore di buio prima dell’aurora ove mi son costretto solo a qualche celere faccenda preparatoria in vista dei viaggi dei prossimi giorni. Perfino il convoglio diretto nella parte settentrionale della contea è stato magnanimo, porgendomi silenzio e pochi sballottamenti al venir delle stazioni intermedie. Una volta superata la contea di Bolinthos, quella di Vergreen e quella di Naght Port, la macchia montuosa meno domesticata della regione di Braybeen s’ha palesato ‘n un verdognolo pastello, atipico del periodo che di solito spolvera di bianchissima neve tutte le cime che n’incorniciano i confini. Il tepore del sole poggiato sulle piccole città che scorgevo del vetro del convoglio, mischiato colla remotezza di tali panorami, m’ha lietato non di poco, quissà proiettando un celere esilio dal faccendar, di volte, eccessivamente ripetitivo del mio ogniddì. Giunto in Gravelmouth, paesino ov’avrei svolto la prima attività di questi giorni, m’hanno accolto Vincent ed Andrew, anche lor di poco rivati, sebbene con la locomotiva che giunge diretta da Sanders. Poscia i convenevoli di sorta, il resto della mane e una sostanziosa fetta del meriggio sono stati dedicati all’attività inventariale presso l’Activa Corp. del luogo, chiedendo esosi dazi alle nostre menti e membra. La fabbrica è gigantesca, con serie di cunicoli piastrellati che portan verso ulteriori depositi e stanzette di stivatura ove ci siam visti costretti a divider spesso il lavoro con costanti ricapitolazioni per cementificare la sicurezza che stessimo facendo il lavoro più completo possibile. Fattasi l’ora di sortire dello stabilimento, abbiamo acciuffato la prima carrozza disponibile per recarci alla pensione ov’avremmo speso la notte. Essa resta celata ‘n un vicoletto di Omeen, un borghetto fianco Gravelmouth, poggiato su uno dei tanti laghi che puntinano la contea. La camera affidatami, sebbene piuttosto sterile per arredamento, vanta pregevole fattura negli infissi e ne’ pochi dettagli ch’orpellano ‘l minimo essenziale per albergarvici. Il resto del dì s’ha perso colli colleghi ‘n confabulazioni di poco conto, aneddoti di poco accademici, chiare e pietanze locali accapparrate all’emporio del quartiere e qualche gioviale fumata di tabacco. Ora scrivo di bordo ‘l letto ch’ospiterà qualch’ora del mio sonno, in la speme ch’esse sian sufficienti per prepararmi a un’altra lunga giornata. Oi non ho avuto nuove da niuna delle mie corrispondenze.

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