Dopo una cena improvvisata, un buon quarto d’ora a rassettare i disastri lasciati dal micetto, probabilmente per rimproverarla della sua assenza e di quella delle carezze del suo papà, e una breve notte di sonno interrotto e irregolare, per Joy era già ora di iniziare una nuova giornata.
Preparate le colazioni, una buona tazza di latte per lei e tanti croccantini per il gatto, si avviò per la sua consueta passeggiata in riva al lago verso la bottega. Quel giorno le strade iniziavano a essere tappezzate dalle pubblicità dello spettacolo e sui cartelloni compariva il nome della Bottega del Ricamo nella lista di coloro che avevano contribuito nella realizzazione lo spettacolo.
Giunta al termine del suo percorso, arrivò alla porta e notò un uomo di circa sessant’anni, piuttosto alto e robusto, attendere davanti alla bottega. Osservava l’ambiente che lo circonda a con estrema attenzione e con sguardo critico, tenendo un piccolo paio di occhiali sul naso legato da una catenella d’oro. Vedendo Joy arrivare, iniziò a scrutarla con altrettanta concentrazione. Poi esordì:
“Eh, bella signorina, lavora qui lei?”
“Sì” rispose Joy.
“L’era tempo che arrivasse quel che d’uno ormai” disse con uno strano accento.
“Prego, entri pure” disse Joy. “Si accomodi, apro le finestre per far entrare un po’ di luce e sono subito da lei”.
“Che strano personaggio.” pensò.
Non sapeva di dover ancora conoscere il meglio, o forse il peggio, di lui!


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