03/02/1924 – Ore 06:41 – #219
M’ho da convincere, novamente e quissà ultima volta, che di fatto, destarmi di buona gamba ‘sì presto non giova quanto m’aspetterei se i primi giri di lancetta van persi ‘n un cogitar sopito e letargico al quale non oppongo remore. Per lo meno, m’accora ver ch’infine afferro uno di codesti foglietti e l’impiastriccio, placando ‘l fastidioso echeggiar della bestiola scura al mio capezzale che svanvera del tempo perso. Via, oi debbo raggiungere la contea di Augustine per ricuperar qualche informazione fondamentale alla Crosspath Factory di Henchester ma profetizzo un diluirsi dell’ore ch’ì già so mi spingeranno ‘n fretta verso l’altre mete odierne. Le carrozze, oggi, hanno una celerità potenziale maggiore visto che siam pochi ch’attendiamo l’obbligazioni pur nel penultimo giorno della settimana ma ho imparato ad aspettarmi le varie ed eventuali, oramai. Ho scarabocchiato qualche lirica poco fa e m’è stato consigliato di raccoglier tutto lo ch’ho scritto in rimette nell’ultimo anno e distribuire un libello rilegato di tutto fino ch’in un modo o nell’altro ai pochi apprezzatori non guasterebbe qualche rimescio nelle loro letture, sopra di tutto, quissà d’un coetaneo o allievo dell’arte come me. Non son ben informato su quanti si dilettano nelle letture criptiche e musicali, qui a Lylcoin, ma non mi dispiacerebbe far conoscenza d’alcuni maestranti d’esse, vuolsi più per egotistici fini personali, vuolsi per sottendere possibili nuovi stimoli sociali. Ché poi colui che va impendendolo finisce per ser lo ch’allo specchio mi sistema il mustacchio, nevvero? Ch’agrodolce ilarità.
Ore 19:52
Un’ennesimo dì di carrozze, tediose obbligazioni e molto vigore disperso. M’affiora una spossata malinconia giunta l’ora d’avventarmi su queste carte, cosa che tendo ad anelar per tutto lo scorrere dell’ore di luce, fino a che, colla penna poggiata sull’incavo del pollice, la mascella s’apre smollandosi, l’occhi si fan di poco lucidi e bramo ‘l guanciale quanto il rinvigorimento che percepirò dimane. Quissà tale è lo di cui parlavo ore addietro, ivi nel paragrafo precedente, quel tempo ch’ho d’usar per questi anfratti di deseo di scrittura e, di tanto ‘n tanto fantasia e riflessione, ch’impropriamente trascuro, più zelante nel mio fiduciar d’un tardo appormi allo scrivere che, sin dubitare ormai, diviene procrastinazione secondaria e implicita. A me ch’ormai m’erigo a fautore dell’opposto. Sia mai, v’ha da cangiar qualché nelli metodi del proseguir tal diario ché poi, chi lo sa che ‘n venga pur la smania di tornar a revisionare ‘l tutto lo scritto e, in tal caso, m’aggradirebbe ver l’evoluzione concreta del mio approccio alle cronache cotidiane. Sto divagando. Ben venga, tra l’altro, vìstosi lo scopo di quest’effemeride. Ma torniamo al resoconto delle poche attività salienti dell’oi: poscia la mia tappa ad Henchester, in una contea eccentricamente soleggiata e torrida, m’ho concesso una breve tappa in Lylcoin per un misero pasto di patate cotte e una chiara leggera, per dirigermi colla prima carrozza verso Quarter Alley, un borghetto celato dalla propria minuzia, gittato pressapoco per caso ‘n mezzo a vasche di campi coltivati, tra ‘l lezzo di sterco e ‘l fresco respiro che vien giù delle colli di torno. Ho dimandato al cocchiere di moderar il passo del suo destriero ‘n modo che potessi assimilare più aspetti possibili di tal posto a me nuovo. Persino lo stabilimento ‘n cui ho sbricato le celeri quistioni d’ordinanza s’ha presentato spicciato e deterso con cura. Di lì a poco, ho raggiunto Nutterpyne, collo stesso cocchiere che di grazia m’ha atteso for dello stabilimento sebbene non abbia avuto ‘l modo di ingraziarlo a dovere per la fretta del meriggio e l’ho sol offerto una chiara di mediocre rispetto. In Lylcoin, a fine turno, ho trovato novamente Ada presso le mie calde mura di casa, affacendata ‘n ulteriori ottimizzazioni che le ho approvato ne’ giorni precedenti. Avevo, inoltre, un piccolo cumulo di corrispondenza poggiato sullo scrittoio ma nulla di che notar, qualche nuova di poco conto ‘n arrivo da Stewart, da Florence e da Juliet. S’esse evolveranno ‘n contorsioni atipiche non mancherò di approfondire, cosa che, col senno dello scritto d’oggi, m’è divenuto quasi imperativo.

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