Il Diario delle Vanvere Terapeutiche #207

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22/01/1924 – Ore 13:58 – #207

Si percepisce un freddo di tanto più pungente, oi, nonostante il violento e biancastro sole che marcia sul cielo terso. Mi son destato piuttosto bene, tardando qualche minuto colla mente veglia poggiato al guanciale, più per una pigrizia metereopatica che per svogliatezza. Ho concluso inoltre qualche compilazione burocratica già nelle prime ore del mane, precedenti alla mia di fatto giornata lavorativa. Poco dopo la settima ora, ho indugiato mezzora al meno sull’ultima e prolissa missiva di Juliet che ricapitolava alcune sue epifaniche acrobazie e m’ho dedicato alla risposta più consona e utile possibile. Normalmente mi sarebbe divenuto casi tedioso ‘l posporre l’incipire del lavoro del lunedì per tale faccenda ma ‘l gaio appagamento che la corrispondenza con ‘sì benvoluta persona mi trae ‘n ogni volta è di per sè stata la sezione più preziosa del dì. Mi son diretto a Wedgeville, poco dopo, colla carozza più ciondolante ch’abbia mai crociato, o ‘sì parea. Il nitido panorama della contea di Wedgeville ha rifocillato anche le mie riserve motivazionali ch’iniziano a mormorare per pietà poscia la settimana di poco passata per poi sbriciolarsi appena novamente al lacerante gelo che la località montana m’offre da sempre. Non mi disgusta Wedgeville ma non v’ho mai scoperto ‘l fascino ch’uno abbisogna per dedicarvici anch’una sola gita fuori porta o per studiarne d’ella alcuni siti di studio. Nel mentre mi vedo scriver di tal pensieri, lo che quissà non abbia per vero mai concesso un passeggio all’eventuale nòcciolo delle strade interne mi spintona e mi contraddice umiliandomi appena. Essìa, quissà fornirò occasione ‘n più a Wedgeville per redimersi ‘n mio arbitrario e ignorante giudizio. Le faccende in loco si son svolte piuttosto discretamente, più l’attrito dell’inverno che per la difficoltà dell’obbligazioni. Col primo convoglio disponibile, di torno, son giunto a Lylcoin, ove passerò il resto della giornata. Aveo pianificato altri due interventi lavorativi ‘n alcune fabbriche de’ dintorni ma la mia settimana corrente si presta tan spoglia ch’un alone di noia e spaesatezza m’ha costretto d’istinto stamane a distribuir mie’ impegni longo più giorni de li necessari. Vige la speme ch’abbia scelto bene.

Ore 16:33

Ho ceduto a ‘n brevissimo e dolce sonno ch’ha schiarito alcune nubi e rinsavito que’ muscoli fisici e mentali necessari per affrontare la seconda parte della giornata in la maniera più efficiente che puotesi. M’ha raggiunto Ada pe’ sbricar ancora qualch’ulteriore faccenda domestica. Ne’ giorni scorsi ha cominciato a riempire le mie scorte di vini e liquori ch’ormai centellinavo da qualche tempo. M’ha inoltre consegnato un ricettacolo per la distillazione d’alcuni cordiali e affini sul quale getterò più d’un occhio data la pregevole fattura e ‘l fascino artigianale che sovente implica l’impareggiabile qualità dispetto le produzioni di massa. Nell’ore seguenti raggiungerò anche Camille per qualche dialogo sin fine quantunque esso stesso sia ‘l fine ultimo; Camille ha ‘l deseo d’affilar alcuni spadini ‘ncora e, vedasi le superlative impalcature ch’ha lassato all’angoli della mia bocca, le concederei bene più d’un meriggio inoltrato. Colla bruma crepuscolare d’oggi ch’è scesa a compagnar l’ombre, ho pensato di passeggiar fino ‘l locale di Mark pe’ sperperar un po’ di senno in giocherie e goliardie ma ancora non ho deciso. Mark è un ometto di quasi quarant’anni sebbene tutto d’elli, tranne il discorrere e ‘l pensare, direbbe che ne porti almeno la metà; scompigliato con criterio attento nel capello e nel baffo, ha un profilo affilato e leggero, dal vocino senza peso e ‘l riso e lo scherno facile. Gestisce un minuto locale ‘n Lylcoin ove alli pochi spiriti e i secchi di chiara aggiunge librerie di saggi, giuochi colle carte e scacchiere di varie provenienze. Nell’innumerevoli ciancere ch’ho avuto modo di carpirgli, ho sempre potuto squadrar un ‘sì fatto adulto ‘n sè per sè ch’ha maneggiato sapientemente ‘l suo rapporto coll’infante che fu, lo che ‘sì sovente viene accolto a naso riccio dal costume. Quissà propio ‘n quella tavernina non mi reco io come venditore e assiduo bevitore superbo ma ‘l giovinetto sin pensiero e diari di vanvere che fui pe’ passar qualch’ora col bambinetto Mark.

Da “Il Diario delle Vanvere Terapeutiche di Arthur Parker”

Mark Brooks, 1924


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