17/01/1924 – Ore 09:04 – #202
La giornata innanzi m’ha costretto a letto più del dovuto e mi son visto tardare l’accorgimenti mattutini finora, immerso ‘ncora nell’ovatta dell’attuale spaesamento cui voglio e debbo uscir oggidì. Un bagno caldo e vestiti novi e puliti han complementato ‘l caffè quel tanto che basta pe’ farmi gettare almeno su queste pagine e confido ‘n altri minuscoli traguardi di soddisfazione moderata ch’avviino esponenzialmente ‘l mio recupero. Assorto oramai ‘n tal suggente commiserazione, ho appreso che ‘l metodo insuperabile pe’ cangiar è lo di farlo, pur se tal asserire par rumorese e nulla più. Debutterò tal metamorfosi attitudinale colla rivisitazione della mia agenda e dell’impegni prossimi giacché una soddisfacente pianificazione allevierà ‘l peso della ricerca d’una strada ‘n codesto labirinto. Inoltre, par proprio essa sia la causa del mio corrente stato emotivo letargico, perlomeno, ‘sì risposimi tante volte addietro. Una nota che dovrìa ser dipinta di gaio è la presenza in Bolinthos di Juliet, di congedo per qualche giorno da Chasenut, ed ella, nell’ultima missiva di qualche giorno fa ch’ho scordato di menzionare ‘n questi paragrafi, m’ha invitato un cordiale pe’ riassumer i suo’ ultimi_imbrogli personali e ufficiali. Confido di recuperar ‘l mio innato spirito sociale entro dimane ‘n modo da tenderle orecchi interessati e risposte argute e scherzose, ‘sì come sovente soleamo fare.
Ore 16:07
M’appongo a sciorinar qualche nuova adesso che mi pare d’aver il tempo adatto, poscia aver eseguito un’alquanto accurata riprogrammazione dei miei impegni dei prossimi giorni e crogiolandomi appena nella pace ch’ormai so di trovare nello scrivere di tutto e di nulla. Molte nuove mi son state recapitate dal funzionario postale, qualche ora addietro: per principio, Brighton, con un telegramma succinto ma efficace s’approvedeva a ringraziarmi per la transazione d’ieri e ne fui allietato tanto da proporre, con un telegramma celere, un qualche appuntamento ‘n dì a lui preferito per esplorare altre potenziali sintonie, sopra di tutto ‘n ambito artistico. Non fiducio molto ‘n opere e risoluzioni imponenti ‘n quanto la sua acerba età e ‘l poco ch’ho avuto di conoscer d’elli m’han dipinto un’ometto ancora spaesato dalla nuova città in cui si trova e dal futuro a lui apertosi dinnanzi con ‘sì tanti sentieri percorribili. ‘N un’altra missiva, Florence m’aggiornava su alcune epifanie e non mancava di mostrarmi la sua consueta gratitudine pe’l mio supporto dell’ultimi mesi. Nonostante le frequentazioni quasi costanti, sebbene circoscritte all’impegni d’entrambi, sia ‘n comune che no, ho dovuto risponder in lettera aggiungendo anche un’effimera ma sincera richiesta di scuse per la mia incostante presenza e mie’ rarissimi oramai inviti cordiali. Juliet, d’altra parte, m’ha comunicato d’aver saturato questi suo’ giorni di reposo con varie attività al limite dell’obbligazione, più per accomodare alcuni capricci familiari che per deseo d’ella di tenersi impegnata. Dimane, ‘n ogni caso, dovrìamo aggiornarci in persona, sebbene le specificazioni dell’appuntamento non mi siano ancor note. Poco fa, inoltre, ho avuto la visita di Ada che m’ha omaggiato con una boccetta d’acqua di colonia dall’intenso e duraturo sentore, ne ha intriso alcuni angoli del mobilio lungo tutte le stanze e ha finato alcune faccende domestiche con mano rapida e dialogo essenziale. Per quanto riguarda ‘l resto del meriggio, conto d’avventurarmi qualche mezzora in più sul ridimensionamento iniziato in mane e mi regalerò un lungo bagno bollente al sono del grammofono pe’ distrarre alcuni insani pensieri inquinanti ch’ancor bussano ne’ giorni di solitudine e clausura. Non credo tornerò a scriver altro fino dimane.
Da “Il Diario delle Vanvere Terapeutiche di Arthur Parker”

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