Il Diario delle Vanvere Terapeutiche #200

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15/01/1924 – Ore 17:59 – #200

Non temevo tali traguardi fintanto ch’una urlante ombra di me medesimo, avviluppata nell’ingenuità infantile e immatura de’ desei e istinti, continuava a percotermi le tempie colle fantasie, colle riscritture, colle conseguenze che fingea d’elidere ma che finivan per accalappiarmi novamente al primo cedere della ragione, al primo buio, al primo venir molle del ginocchio. Nulla se non numeri, ‘sì è ‘l tempo de’ giorni, ‘sì la fornitura di latte sul mobile d’un reparto, ‘sì le pagine che contano di tali numeri. Nulla se non numeri eppure tutto e più in pochi numeri. Ebbene, allora, darvi_importanza? Rescinderne l’implicazioni palesemente ‘ncor vive e sciocche o trascinarsi verso l’asettico, agnognato e apatico guardo contr’essi? Uno e l’altro, mi dico, e a dì uno e a dì l’altro; e poscia que’ settimane ‘n cui ‘n v’è distinzione e tutto diventa lo che infine appaio, penso e sono. ‘Sì tanti giorni sin parlarti, vita non vissuta; altrettanti ch’ì permango ‘n quel mio viver eliseo che nemmeno insieme s’avverò. Naufrago m’adagio, ormai, ‘n quel realizzar perpetuo d’amar l’amare e nulla più, che per poco o forse troppo ha preso il tuo volto e nulla più, che continua ad aver la tua voce e nulla più. ‘Sì che mi vedo ammettere co’ denti stretti ch’in te e nel “noi” che mai fu, ì trovai lo che di me andavo cercando fin che memoria avevo, eppur convinto d’esser già intero. Vivi ormai una vita ch’ì non potrei, o di ciò son fatti mie’ pensieri sicché non ricevo nuove sul tuo conto e non l’anelo o dimando neppure. Ma respira ‘ncor per conto suo la parte d’ego che giustifica ‘l fu, l’è e ‘l sarà, respira e tenta a dì alterni d’avventarsi su novi tentativi, nove liriche, novi affetti. Ma è la bestia che siamo, divina musa, è la catena della carne che ci rende schiavi della speme, supplici de’ sogni, scrofe al trogolo del deseo. L’accettai molto tempo addietro ma mai ‘sì solido e chiaro m’apparve com’ora, ‘l mio ser mortale e ‘n balia de’ tuo’ dèi. Eppure, ascoltami, docile anima ch’ignori queste parole, ascoltami ‘n que’ modi che solo tu mostrasti: se una sola cosa, una sola tra tutte, ha ‘l velo e l’animo pe’ trascender il senno e l’effimero terrestre, allora lassa che sia il mio convincermi d’esser uno con te, signora delle vite mai vissute.

Ore 21:03

Narrar dell’oggi avvenuto par quasi sfibrante, or che l’ultimo dito di uisge s’insinua ne’ muscoli vinti dall’ore di sforzi ma tenterò un riassunto approssimativo per chetar le voci dissonanti ch’al momento sbiascican di colpe e procrastinazione. Tornato a destarmi sin troppe fatiche all’ora presta e buia mia solita, ho sperperato il periodo iniziale dell’alba nelle letture goliardiche e alquanto vane ch’ultimamente m’inseguono sfacciatamente. Nulla di grave, mi ripeto, finché ‘l beneficio è palese e riflesso nel mio stato d’animo ‘sì pacato e ragionato, al limite del beato, nell’interlocuzioni sociali e nel mio solitare domestico. Ho ridotto la corrispondenza co’ molti conoscenti, tuttavia, più per dirigermi verso l’introspezione, tuttavia, che per misantropia. Ciò contrasta con l’esatto opposto ch’invece mostro durante l’ore lavorative, ove risa e cordiale disponibilità fan da contrappeso all’approssimato impegno che mi rendo conto di depositare in tali faccende. Ivi, novamente, nulla di grave, mi ripeto. La giornata s’è svolta a Dawnings, nella contea di Wedgeville, in una fabbrica di combustibile misto ov’in compagnia di Stewart e Yvonne, abbiamo provveduto alla solita attività inventariale alla quale mi vedo costretto in questi mesi, dato il ritardo nel rinnovamento dei contratti di vendita colle altre imprese colle quali ho collaborato l’anno precedente. Yvonne Rarecrops è un tozzo cespuglio di riccioli corvini che schiaffeggia le vicinanze col profilo mascolino e la veemenza scorbutica d’un insoddisfatto e non domesticato torello. Svariate volte mi vidi a estrarre lo spadino del confronto ai suo’ cipigli antipatici in le sessioni lavorative condivise durante ‘l mio primo anno in azienda; eppure, quissà pe’l tempo ormai incontabile trascorso o il mio concedermi propositivo, è sorto anche qualche piacevole venticello di normalità e rispetto nella giornata odierna. Non vi do, tuttavia, molto peso, ‘n quanto conscio che l’occasioni di divisione d’altre attività simili con ella saranno più uniche che rare. E ‘n quel caso, mi prometterò di descrivere ‘l suo sibilare a pelo irto ‘n maniere più approfondite.

Da “Il Diario delle Vanvere Terapeutiche di Arthur Parker”

Yvonne Rarecrops, 1924


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