21/12/1923 – Ore 8:17 – #175
Ah l’acciacchi dell’inverno, dell’età, della sconsideratezza di prediligere l’eleganza all’efficienza. Latteo e sbriciolato siedo sul divano, strati su strati di coperte ritrovate in un cassetto, le fauci aride e vapori febbrili ch’evadono ad ogni respiro. Era da molti mesi, effettivamente, che non mi vedevo costretto all’immobilità dall’influenza stagionale e, come consueto, ormai non facevo nemmeno più caso alla qualità dell’alimenti ch’ingollavo ad ogni pasto. Ben mi sta. Stolido e ingenuo, pur ieri sera ho lasciato vincere l’indulgenza, tracannando qualche decotto alcolico di troppo prima di coricarmi. Perlomeno, ‘l sonno è stato profondo, comodo e rigenerativo – sì, par controsenso, visto che ora giaccio tremante con spilli crudeli lungo ogni muscolo e osso, ma non oso pensar cosa sarebbe successo passando la notte insonne. Stamane ho già esperito il sopralluogo del medico che s’è limitato alla somministrazione di un acido acetilsalicilico. M’ha consigliato di bere molta acqua e m’ha fornito una lista di pietanze e decootti da integrare alla mia giornata d’oggi. In qualche modo, a breve troverò la forza d’alzarmi e rendere produttiva anche questa giornata di malasorte, sperando che i sintomi s’attenuino quel che basta per raggiungere tutti i colleghi, stasera, nei pressi di Nutterpyne, per la riunione riepilogativa di fine anno.
Ore 15:00
Qualche miglioramento impercettibile dopo tutte quest’ore di immobilità; mi son lasciato andare a un’altra ora di dormiveglia, ho ingollato la seconda dose di medicina e ora tento di leggere qualche capitolo dei libri ch’ancor attendono sullo scrittoio. Per sfortuna, l’occhi non collaborano moltissimo e una velatura umida non rende ‘sì piacevole l’attività. Tenterò, a breve, di rinfrescarmi e rifocillarmi appena – Ada m’ha portato una latta di fiocchi di frumento ch’accompagnerò a qualche liquame bollente. In queste condizioni sarà davvero complicato, in serata, partecipare all’evento previsto ma confido nel paradossale miglioramento che quattro passi nell’aria fresca e montana potrebbero trarmi. Ho ‘ncor più di due ore prima d’abbandonar ‘l mio giaciglio e una dozzina d’ore prima della sveglia di domani. Nel frattempo, qualche notizia sparuta da Juliet e una ricevuta d’acquisto sono piombate nella buca delle lettere ma non sono ‘ncor riuscito a spremere due parole degne di essere spedite. Persino in questo paragrafo iusto concluso non credo d’aver affermato nulla eppur divagato troppo.
Da “Il Diario delle Vanvere Terapeutiche di Arthur Parker”

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