Il Diario delle Vanvere Terapeutiche #173

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19/12/1923 – Ore 14:09   – #173

Rigido dì d’altalenante motivazione, oi che tento d’annullar le tracotanti ondate d’ozio e nulla; mi son costretto ad una veglia anticipata, stamane, pe’ acciuffar un poco di produttivo impegno fin dalle prime luci dell’alba ma non ho concluso quanto sperato, disperdendomi in una lentezza ovattata ‘sì atipica e detestabile. ‘N ogni caso, ho svolto qualche commissione durante ‘l primo arco del sole, recandomi in varie fabbriche ed empori di Lylcoin, profittando de’ tragitti fra uni ell’altri per dedicarmi alla tediosa compera dei presenti festivi, consapevole che la qualità scadente delli stessi sarà equilibrata dalle note manoscritte ch’allegherò, considerato ‘l mio portamento naturale – o meglio allenato – per la scrittura esplicativa e creativa. Quest’altre ore del meriggio le farò fruttare meglio, già me ne rendo conto, veduta l’avversione pe’l me appena esistito e, oltre le blatere che vo’ gettando qui, intendo completare quelle attività che testardamente mi appunto ‘n agenda ogni sera prima. Ché chessia, rimuginandoci addosso, ho trovato ‘l tempo già ‘n quest’ore pe’ inviare alcuni miei componimenti lirici a un settimanale locale, ho completato l’archiviazione di alcune pratiche finanziarie prima d’abbandonare casa stamane, ho recuperato quasi tutti l’obbligatori presenti pe’ i conoscenti e, nel limite dell’assenze di Ada, ho mantenuto la decente presenziabilità del mio nido. Probabilmente attuo in maniera eccessivamente severa l’esigenza, ripetendomi com’ieri com’anche Camille va rimproverandomi. Sarà ch’il mio motto del far dell’oggi ‘l doppio dello ieri vien preso troppo letteralmente. Eppur si move, quissà per inerzia ‘ncora, tal deseo d’eccesso. Mi perdonerà, miss Nauer, ma alcune tensioni le debbo assecondare.

Ore 21:35

…E ‘nvece, quasi pe’ strabordante consapevolezza, mi son visto e lasciato naufragare nel grigiume d’un resto di giornata anonimo e appassito. Colle poche intraprendenze son andato a recuperare Ada in carrozza in modo da lustrare quel che basta il focolare, ho recuperato un pacco alla bottega di Lucy e mi sono limitato ad archiviare svariati documenti finanziari nella mia libreria, alternandoli a qualche paragrafo d’un libro, più per distrazione che per interesse. E mi ritrovo a far i conti colle domande usuali del fine giornata, sputacchiando qualche incongruenza sul diario, sperando ‘n un sonno profondo e tranquillo e ‘n un dimani dipinto ad arte. Anche se, effettivamente, il pennello in mano l’ho sempre io.

Da “Il Diario delle Vanvere Terapeutiche di Arthur Parker”

Dr. Camille Nauer, 1923


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