Il Diario delle Vanvere Terapeutiche #172

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18/12/1923 – Ore 05:01   – #172

Novamente frammenti onirici col viso di Valerie vengon a bussar scortesemente durante l’ore del sonno e, lungi da me ‘l pesar più dello che van realmente tali rigetti dell’inconscio, la descrizione che perpetro ‘n poesiole e testi vari, quissà, serve a solidificare memorie che pe’ qualche motivo ‘n vorrei smarrire. E ‘sì, ‘n tal fosco detrito di coscienza, apparve un arco, un grosso arco d’atavica fattura e di là d’esso, lei, d’eleganza solita in tagli d’abito eccentrici, venia contro me e Lily, con doni che ‘n saprei ora descrivere, che forse non vidi nemmeno in sogno.

Ore 09:35

Son giunto in eccessivo anticipo presso lo stabilimento di Chesterville ove incontrerò il signor Barweight. Profitto di quest’attesa per rinvigorir le membra ‘n una stamberga locale e rivisitare il programma posto meridiano data l’aggiunta d’una fabbrica da monitorare a Dwarven Mounts, una località che ‘n credo d’aver mai raggiunto ‘n tutti quest’anni a Lylcoin e Bolinthos.

Ore 16:45

Lieto d’esser infine seduto al mio scrittoio, dopo queste lunghe ore di cordialità d’obbligo coi miei superiori, so d’aver di fronte ancora qualche obbligazione personale da sbrigare prima di potermi dedicare ad alcuni svaghi produttivi. Oggi, insieme al signor Barweight, ci siamo recati a Chesterville, come già menzionato, a Lylcoin, a Goodborn e a Neckwood per dei sopralluoghi perlustrativi nelle varie fabbriche di combustibile. A Neckwood ci ha raggiunto anche il signor Tinsteel per compagnarci durante il pasto. Ci siamo rifocillati in una locanda orientale che proponeva una serie di pietanze a base di pescato, tutte deliziose. Soprattutto quando il salasso lo prende in spalla uno dei miei superiori visto che si sarà aggirato torno la moneta d’oro e poco più. Alla fine del pranzo, il signor Barweight ci ha congedato con un presente ricercato, una serie di latte di carburante di pregevole fattura, e io e il signor Tinsteel ci siamo recati insieme a Dwarven Mounts, alla Crosspath Factory del luogo, per sbrigare alcune attività di recupero informazioni per conto d’altri clienti, a me non noti. Ho, tuttavia, scoperto con piacevole sorpresa che presso lo stabilimento lavora una mia vecchia conoscenza, la signorina Lara Maney, che non vedevo da almeno un lustro. Dopo qualche affrettato convenevole ci siamo promessi di contattarci epistolarmente per non lassar scorrere un ulteriore lustro prima di reincontrarci aleatoriamente. Attenderò qualche giorno prima di inviare io per primo una lettera di saluti e di buone feste. Arrivato a Lylcoin, poi, dopo aver salutato anche il signor Tinsteel – che anch’egli m’ha allietato con un presente, stavolta alcolico – ho avuto modo di incontrare Claudette e spendere un’ora con lei divagando delle solite peripezie da genitori celibi che ci accomunano, dell’incongruenze d’alcuni tratti del nostro lavoro, de’ piani e progetti del breve futuro e abbiamo corredato ‘l tutto con qualche volgarità gratuita. Confido di aver modo di dedicarle più tempo, a breve, sebbene siamo relativamente saturi d’impegni e obbligazioni in queste prossime settimane. Credo vi siano ‘ncora una pletora d’argomenti che sento la bisogna di scriver in questo diario e, fatica permettendo, tornerò dappunto nel giro di qualche ora.

Ore 21:42

Mi concedo qualche sorso aggiuntivo di uisge pe’ agevolar l’arrivo del sonno ch’al momento par più distante del previsto; ho passato l’ultima ora tra qualche novo spartito di ludofono e ‘l confabular sull’attività del dimani. Poc’altro di fruttuoso nel resto del meriggio, dal mio ultimo palesarmi su quest’agenda e ad esser sincero non saprei nemmeno ora come dilungarmi. Per quanto Camille applichi molta pressione sul non biasimar i mie’ blocchi creativi o conversazionali, le brughiere echeggianti e aride del nulla da dire mi lassan sempre spiazzato e dondolante, lo sguardo vacuo d’un altro me che giudica dal dilà d’uno specchio e ramanzine arcigne tra ‘n orecchio e l’altro. Lei cita la necessità ch’ho di lasciar rifiorire l’energie e i’ le cito mie consuetudini di aspettato livello, prima che la sua razionalità oggettiva trionfi senza sudore sulla mia testardaggine tronfia e soggettiva. D’accordo, mi reco al letto, Camille, hai vinto.

Da “Il Diario delle Vanvere Terapeutiche di Arthur Parker”

Dwarven Mounts. Contea di Bolinthos, 1923


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