diVagazioni: “Meraki”

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Si cade ‘ncora ov’ormai vite ‘ndietro
Ti gettai, tra l’errori e ‘l cheto uccidersi,
Nei tappeti scompigliati dai cocci di vetro
Che riflettean discorsi de’_’n voler perdersi
E l’ultime cose non dette che, a pensarci,
Fan del detto il più superfluo dell’errori;
Sì ch’ancor veglio dì per dì a sperarci
E negar qualsivoglia, dal fin all’albori,
Ed odiarmi ed odiarci e mancarsi
E poi ‘l cranio sul legno, che ‘n fa male
O forse non abbastanza, e ‘l solito
E cruento silenzio del vuoto ch’indomito
Inquina ‘nche l’eco del gaio pensare
Chè forse, ‘sì è fatto il sentiero del poi,
Di frasi ritrite ch’impiccio e svanvero
‘N cerca del senso, quel senso di noi
Ch’infine non fu, chel noi che macero
E ‘n riesco a scordare per strada
E ‘n riesco a ‘mbrattare di gioie
E ‘n riesco, non riesco, per casa,
A sommerger di fumo e di noie,
C’la nausea del farsi coraggio
Soltanto per pena, obbligo, caso,
Coll’abiti nuovi che planan adagio
Sui solchi affamati d’un viver randagio
E penare, pensare, dannare i tuo’ cieli,
La sete d’urlare e tornare a spirare
Di noi, solo noi, di ieri e di ieri;
Ricordi i ricordi di noi ‘n mezzo al mare
Di ‘lo che ‘n si fa, pondera o dice
E iva a mille, sia l’anno, ch’il core
E ti dicesti, mi dicea sì felice
Tra due sorsi, quiete e ‘l torpore
E sì, ‘sì ‘ncor resto, ‘sì sto,
Contando l’ore, coll’occhi ‘mbriachi
Di quel che non avremo e non ho,
Colli strascichi del nostro meraki.



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