S’insinua lo scorrer fuggiasco,
Tra l’olmo e le falangi, s’adagia
Nel languor soave d’un dì che strascico,
Lo stesso tempo che dimanda e ragia
E non ché manca, penso cauto,
Ma ché quissà vo’ spargendolo
In chel rimuginar fatuo
Tra i brevi silenzi d’un pendolo.
Vita s’erge e s’altera a chi invero
Ammé non lassa nel ludibrio del nulla,
A chi non crasa seppur austero
Il far l’affabile per scioar via la bolla.

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