Alienazioni – “Eufemismi Conversativi” #20

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«Ora instaureremo una conversazione non focale con variabili aggiunte. Voi…» disse indicando il pubblico «…siete le variabili aggiunte.

Il ragazzo qui con me è l’interlocutore prelativo, una sorta di jolly con più libertà rispetto a voi.»

Il silenzio era assordante.

Il professore guardò verso l’uscita di sicurezza dell’aula dove un signore sulla trentina con occhiali spessi e vestiti piatti stava chino su un marchingegno.

Si sentì un click.

Le luci si spensero, un raggio rosso attraversò l’aula magna nello sgomento contenuto dei presenti.

«Come ti chiami?» Chiese il professore al ragazzo di fianco.

«Marcello»

«E gli altri come ti chiamano»

«Sempre Marcello.?»

«Sempre?»

«Si.»

«Ok, Gianni.»

«Come?»

«Il tuo sempre è molto debole.»

Lo sguardo del ragazzo era perplesso, confuso dalla situazione assurda e dall’atmosfera horror.

«Quanti anni hai?»

«25»

«Giusti?»

«Ne faccio 26 a novembre.»

«Sicuro?»

«Si.»

«E se ti uccidessi tra poco? Non ne faresti 26 a Novembre.»

Gli occhi del ragazzo fissavano Teodoro che ora lo stava guardando fisso in faccia.

«Che intenzioni ha professore?»

Ma mentre il professore stava per rispondere, Giancarlo Gerbilli, alunno della 4C inciampò sul cavo del proiettore delle luci mentre cercava di uscire dall’aula per andare a fumare.

Il proiettore si rovesciò su un’alunna della 3B.

«Mancata.»

«4B!»

«Ah! Colpita!»

Il sangue fece reazione con la luce del proiettore e prese fuoco.

Il panico si diffuse tra gli alunni che ancora non avevano fatto il vaccino antipanico.

Tutti corsero verso la porta dell’uscita di emergenza e toccarono la maniglia senza aprirla.

Fu in quel momento che capirono che “maniglione antipanico” è solo una pubblicità ingannevole.

Teodoro assisteva alla scena immobile perché l’alunno vicino a lui era congelato dalla paura e lo stringeva alle ginocchia.

Il fumo cominciò a riempire l’aula magna e l’alunno che era inciampato si accese la sigaretta; tanto, peggio di così…

Un alunno esuberante aprì per sbaglio la porta di emergenza e si accorse di aver fatto un’azione non proprio sbagliata.

La folla si riversò fuori.

Alcuni professori, però, lanciavano alunni nelle fiamme, nel tentativo di spegnerle, dimenticandosi che la classe non è acqua.

tratto da “Gli Alieni non Credono a Noi” edizione imbruttita – Lupiscattoli, Delrio, (2023)



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