12/10/1923 – ore 07:14 – #105
L’ultime luci d’ieri l’ho sperperate alla bettola del gioco tra una bevuta dimenticabile e del tabacco mediocre, e, con grandi probabilità è tale la ragion della mia accennata narcolessia odierna. Ancora un giro d’orologio e dovrò prendere il convoglio fino l’August County ove sbricherò a malvoglia quelle faccende tediose posposte da troppo, tra Glasspool, Little Caste, Henchester e Augustine. Il signor Tinsteel mi raggiungerà a metà giornata con qualche nuova sull’iniziative delle prossime settimane. Ora, invece, spulcerò la libreria per qualche tomo ‘ncor obliato da divorare in viaggio, rotolerò giù per le scale per salutare la signora Knowles della bottega del quartiere e mi lascerò trascinare dalle prime gocce di sole verso la malinconica stazione; l’impellente autunno spennella ogniddì qualche sbuffo in più di crepuscolarismo e ovatta. E ne son ghiotto.

Ore 17:09
Il signor Chester Tinsteel è un omone robusto, aggrappato a qualche anno prima del quarantesimo, dallo sguardo buono e permeato da un’energia antitetica e improvvisa che spiazza quasi quanto l’interminabile pazienza ‘n ogni garbuglio che gl’ho visto masticare. Col suo supporto pratico, siamo riusciti a concludere tutte le attività previste nella Contea di August, concedendoci addirittura il lusso d’un pranzo locale alla taverna poco fuori la titanica fabbrica di Augustine.

In quest’ultima, coincidentalmente, ho incrociato per la seconda volta del mese corrente, la signorina Sarah Handlesack, analoga al sottoscritto di azienda concorrente. Ci siamo limitati a sparuti convenevoli rispettosi, allietati ormai dal continuo ritrovarsi ‘n occasioni formali. Sarah nasconde qualche anno in meno di me dietro un’altezza invidiabile per una donna, e i capelli corvini e la corporatura scultorea la stagliano perennemente tra le folle, spesso aiutata dal portamento e ‘l vestirsi elegante. Come previsto, anche il signor Barweight è riuscito a contattarmi e la missiva che ho recuperato sull’uscio straborda d’istruzioni per le settimane a seguire. Peraltro, quasi scioccamente, sto omettendo da queste vanvere, le mie personali digressioni di contorno, che, per quanto embrionalmente, stanno gemmando ‘n un perfetto equilibrio d’ottimismo e speme.

Da “Il Diario delle Vanvere Terapeutiche di Arthur Parker”
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