07/10/1923 – ore 07:50 – #100
Ottava ora mattutina quasi giunta; io son intento a posar la penna sull’ennesimo foglio candido contemplando la validità di dar voce a_un ulterior lamento insoddisfatto verso ‘l compiuto del dì passato. Un lamento che resta fondato solo sul cimar delle mie ambizioni soggettive. Tuttavia, persino nel mio procrastinare attento e calcolato, riconosco d’aver cimentato consolidazioni decenti nell’importanti relazioni lavorative che tanto latitano di recente. Relazioni che, forse, posson parer superficiali ma che son sì permeate di promesse e aspettative. Il colloquio, d’esempio, col signor Stewart Barweight, protratto inutilmente in convenevoli e inutilità, ha fatto emergere nove notizie sull’imminenti celebrazioni natalizie.
Oggi, invece, par uno di que’ giorni in cui l’agenda divina una rassettazione mentale e domestica e di que’ rituali – o solitanze – che mi strattonano verso l’efficienza proficua cui anelo da molto, ormai. Il cielo m’osserva grigiastro, l’ore son tante dinnanzi, le mie energie paion sufficienti. L’unico compito rimasto al momento è ‘l dissotterrare le mie straordinarie intuizioni e tender alla meraviglia ‘n cui so di star mutando seppure con più attriti del necessario.
Da “Il Diario delle Vanvere Terapeutiche di Arthur Parker”

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