Alienazioni – “Sette Metri Sopra il Mento” #5

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I due si incontravano ogni giorno, iniziavano molti discorsi senza mai finirli; avevano molte cose in comune con loro stessi, ma non tra di loro.

Un giorno di ritrovarono a passeggiare per il parco, interrogandosi su chi mettesse in cinta le cicogne sotto i cavoli. Marzo aveva sempre questi grattacapo.

Daria preferiva chiamarli “pettini”.

«Qui gatta cicoria!» disse Marzo mangiando insalata di siamese, una sera al ristorante.

Daria lo guardava storto, dall’altra parte del tavolo, ma non lo riusciva a mettere a fuoco, sebbene avesse pagato molto per quello Zippo.

Non riusciva a inquadrarlo. Eppure Marzo era molto fotogenico, soprattutto nelle foto scattate in bagno.

I due, ben presto, instaurarono un rapporto di monologamia: Marzo parlava senza sosta e Daria lo guardava con il sorriso.

E pensare che per tanti anni aveva sempre guardato con gli occhi.

Cominciarono a volersi bene, bene veramente, ma Marzo non aveva intenzione di impegnarsi, forse perché ciò lo avrebbe distolto dai suoi studi di trigonometria.

Forse era solo inquietato dall’alito al sapore di neonato di Daria.

Quest’ultima però era innamorata.

Camminava due metri sopra terra, tre sotto, due a destra e con la mano destra sul verde.

Una sera lo sorprese con una serenata alla sua finestra.

 Marzo ci mise giorni per cercare di cancellare lo spartito scritto a rossetto sul vetro.

tratto da “Gli Alieni non Credono a Noi” edizione imbruttita – Lupiscattoli, Delrio, (2023)



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